Concorso fotografico Bioclick

Marzo 29, 2007 on 8:49 am | In Biotech, Creare, Bit e Chip, Valley | Nessun commento

“Bioclick: il tuo obiettivo sulla scienza” è il primo concorso fotografico sulle Scienze della vita promosso dall’Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani (ANBI) sez. Piemonte in collaborazione con il Coordinamento Nazionale Studenti in Biotecnologie (CNSB), il Life Learning Center di Torino, la Fondazione per le Biotecnologie, il Molecular Biotechnology Center di Torino e il corso di Laurea in Biotecnologie dell’Università di Torino.

Al concorso aderiscono come Media Partner la rivista Focus e il portale TorinoScienza.

La partecipazione è libera e gratuita.

Il termine di consegna delle foto è il 28 aprile.

Il concorso comprende quattro categorie:

Scienziati all’opera: come l’uomo scopre il mondo che lo circonda, in laboratorio o nella vita quotidiana.

Naturalmente strano: ciò che di strano e inusuale è capace di creare a volte la Natura.

Micro ma Macro: tutto ciò cheè intorno a noi ci ricorda il mondo microscopico.

Fotografie scientifiche: foto scattate in laboratorio che presentano suggestioni artistiche, come preparati su vetrino, immunofluorescienze, cellule in divisione etc.

Per tutte le informazioni

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Tempo di innovation forum 2007

Marzo 28, 2007 on 1:59 pm | In Investire, Raccontare, Fare Impresa, Innovare | Nessun commento

In occasione del secondo Innovation Forum di IDC verrà presentato in anteprima il Rapporto “Il Sistema dell’Innovazione in Italia: ICT e Società dell’Informazione”, che illustra i risultati del lavoro del Forum sugli scenari di sviluppo dell’innovazione sul territorio e per filiere verticali. L’Osservatorio del Forum dell’Innovazione presenta l’Indice del Sistema dell’Innovazione delle Regioni Italiane (ISIR), sviluppato sulla base di una metodologia originale di IDC ispirata allo European Innovation Scoreboard. L’indice presenta un benchmarking delle Regioni sulla base dei fattori di input e output dell’innovazione, i fattori di sviluppo IT e i fattori del contesto macroeconomico e mette a fuoco le criticità del sistema dell’innovazione in Italia, che spiegano il suo difficile posizionamento internazionale.

Il rapporto pubblicato in marzo 2006 aveva identificato la necessità di un profondo cambiamento delle politiche per l’innovazione per sostenere l’evoluzione del Sistema Paese verso un modello di sviluppo basato sull’economia della conoscenza. Rispetto ad un anno fa, è cambiato il governo e il contesto istituzionale dei ministeri attivi nelle politiche per l’innovazione, portando ad alcuni miglioramenti, ma anche ad alcune battute d’arresto. Ma soprattutto è cambiata la congiuntura economica ed è in corso una ripresa della crescita e delle esportazioni, sostenuta da quella parte del sistema delle imprese che ha saputo ristrutturarsi, internazionalizzarsi e giocare la carta dell’innovazione per recuperare competitività.

L’Indice del Sistema dell’Innovazione delle Regioni Italiane (ISIR) colpisce per la scarsa dinamicità nel periodo 2000-2005, con un valore medio per il sistema Italia sostanzialmente stabile e i valori delle Regioni trainanti addirittura in leggera diminuzione salvo che per il Piemonte. In sostanza ciò riflette un Sistema Paese relativamente
statico, influenzato dalla congiuntura economica negativa, ma soprattutto con una scarsa produttività in termini di capacità innovativa (data dal rapporto input-output dell’innovazione), influenzata in particolare da un calo nella produzione di brevetti. Emerge un quadro nazionale in cui alcune aree compiono notevoli passi avanti e allo stesso tempo altre aree che al contrario fanno dei passi indietro: nello specifico, si evidenzia la distanza che separa la Lombardia, come regione più avanzata e il Molise, che risulta essere quella più arretrata.

Sul fronte delle politiche per l’innovazione, il rapporto del Forum di marzo 2006 aveva evidenziato una serie di debolezze, soprattutto relativamente ai problemi di implementazione a livello di sistema, e di conseguenza la necessità di considerarle prioritarie da un punto di vista politico e strategico. Il primo anno di attività del’attuale
Governo presenta un forte rilancio della politica per l’innovazione industriale sulla base di una visione strategica coerente e di una rinnovata strumentazione di misure di intervento.

Gli investimenti previsti per ricerca e innovazione registrano un certo incremento, anche se inferiore alle speranze. Il riassetto istituzionale ha però creato una certa frammentazione delle competenze, controbilanciata da una buona sintonia fra alcuni dei Ministeri chiave (in particolare Ricerca, Sviluppo Economico e Riforma e Innovazione). Per quanto riguarda l’innovazione nella PA e nel sistema pubblico in generale si registra invece una certa carenza di incisività nelle azioni, più che nelle dichiarazioni ed un supporto di principio per alcune delle iniziative del precedente Governo (per esempio il codice digitale). Nel campo dell’eGovernment in particolare la riorganizzazione interna e la revisione delle priorità hanno rallentato le attività del Governo.

Un segnale positivo è la moltiplicazione degli attori dell’innovazione sul territorio, che hanno un ruolo critico per consentire il miglioramento del rapporto fra sistema della ricerca e imprese e quindi una maggiore produttività dell’innovazione. Lo studio ha analizzato le tre principali tipologie di attori oggi prevalenti in Italia: i distretti tecnologici, gli uffici di trasferimento tecnologico delle università (UTT) e i parchi scientifici e tecnologici. Sono stati identificati i principali modelli che stanno emergendo, illustrati dai profili di good practice presentati nel rapporto. Non esiste infatti un unico modello di successo di technology transfer fra mondo della ricerca e imprese, gli esempi validi possono essere molti e diversi. Lo studio per la prima volta confronta i modelli emergenti di distretti tecnologici e scopre che i distretti attivi assomigliano, più che alla Silicon Valley, ad agenzie dell’innovazione con forte orientamento a gestire bandi e supportare le PMI. Ma ci sono anche molti distretti tecnologici rimasti da tre anni sulla carta: forse sarebbe il caso di abbandonare il tentativo di forzare lo sviluppo di distretti inventati dove il sistema
economico locale non è in grado di sostenerli.

Le università hanno abbandonato l’ideale della torre d’avorio a favore di un profilo di università imprenditoriale, dove si favoriscono le imprese spin-off fondate da docenti o ricercatori per sfruttare la proprietà intellettuale generata dalla ricerca pubblica. Le imprese spin-off sono più di 450, di cui la metà nata negli ultimi due anni, molte concentrate in veri e propri poli di sviluppo intorno ai principali atenei. Ma a fronte di questa vivacità di iniziative esiste il rischio di una dispersione delle risorse e duplicazione degli sforzi. Pur evitando un coordinamento rigido probabilmente impossibile da realizzare, è fondamentale che Governo e Regioni si occupino di monitorare queste esperienze,
facilitando le sinergie all’interno della filiera dell’innovazione. Particolarmente importante è introdurre una cultura di obiettivi e valutazione dei risultati per guidare investimenti e incentivi, evitando di sostenere per sempre esperienze fallimentari o non adatte alle caratteristiche del territorio.

Il Forum dell’Innovazione ha infine analizzato in profondità le dinamiche di sviluppo di tre filiere nelle quali l’innovazione digitale rappresenta uno strumento indispensabile per la competitività e l’innovazione.
Il primo settore verticale analizzato è quello relativo alla sanità elettronica. IDC ha illustrato come gli strumenti tecnologici possono sostenere la trasformazione del sistema sanitario per rispondere alle nuove sfide di personalizzazione dell’assistenza, contenimento dei costi, razionalizzazione della gestione. La domanda emergente di sanità elettronica, volta a contribuire alla risoluzione di queste sfide, rischia di essere insoddisfatta a causa di una serie di problemi: la frammentazione e dispersione delle esperienze innovative, la carenza di una visione strategica condivisa sul ruolo dell’innovazione, la scarsità di risorse per gli investimenti, la visione riduttiva delle tecnologie informatiche come semplici strumenti di automazione gestionale. Per stimolare un circolo virtuoso di sviluppo
dell’innovazione digitale nel Sistema Sanitario i rappresentanti del Forum dell’Innovazione Digitale presentano alcune raccomandazioni al Governo, alle Regioni ed ai principali attori del Sistema Sanitario, tra cui la necessità che il Governo e le Regioni stringano un patto per accelerare l’implementazione dell’innovazione tecnologica nel Sistema Sanitario; la priorità di sviluppare una visione strategica condivisa dell’innovazione nella sanità; il potenziamento da parte del Governo del ruolo di supporto tecnico e di know-how alle Autonomie Locali per l’implementazione dei servizi di eHealth, eGov e Telecare; la promozione della ricerca e della formazione interdisciplinare sulla sanità
elettronica; il decentramento dell’assistenza attraverso la telemedicina e la teleassistenza.

La domanda emergente di cultura digitale, cioè di nuove modalità di fruizione dei beni culturali caratterizzate da multimedialità, personalizzazione e interattività, può generare nuovi ricavi e aprire nuovi orizzonti agli attori del settore quali i musei. In particolare l’ICT può rappresentare una leva strategica per rinnovare il sistema dell’offerta e della domanda nella filiera integrata turismo-beni culturali, favorendo nuove forme di marketing territoriale. Secondouno studio di IDC Italia realizzato per il Forum, i servizi innovativi digitali per il turismo culturale potrebbero generare al 2011 circa 270 milioni di euro di spese aggiuntive dei turisti, secondo uno scenario ottimistico, oppure 177 milioni
di euro in uno scenario conservativo. Questa stima si basa sull’iniziativa di un piccolo numero di città e di musei (rispettivamente 12 e 10 nello scenario ottimistico, 6 e 6 in quello conservativo) e non considera il possibile incremento del numero di turisti/visitatori dovuto alla maggiore attrattività del territorio. Si tratta quindi di una stima
riduttiva rispetto a quello che può essere il potenziale di mercato.

Per innescarne lo sviluppo il gruppo di lavoro del Forum dell’Innovazione Digitale propone alcune linee guida, come lo sviluppo di politiche integrate del marketing del territorio che prevedano una forte integrazione tra cultura e turismo; la promozione di una strategia di fruizione dei beni culturali che comprenda il concetto di cultura digitale, superando la nozione riduttiva di pura digitalizzazione dei beni esistenti; la predisposizione di piani per la formazione di personale specializzato nell’utilizzo dell’ICT applicato ai beni culturali che affianchi le strutture museali; la definizione di incentivi per la creazione di siti evoluti da parte degli enti culturali e dei musei, per facilitare la fruizione online e l’integrazione con i siti degli operatori del territorio; la predisposizione di strumenti per il monitoraggio del
turismo culturale.

Per finire il Forum si è focalizzato sul Made in Italy, in cui la sfida delle nuove tecnologie, come l’innovazione di prodotto e di processo, sta aiutando le nostre imprese a riprendere competitività sui mercati internazionali. Una serie
di attori da tempo si adoperano per supportare le imprese e le aggregazioni di riferimento, quali i distretti industriali, nel ripristino di quelle condizioni di competitività che nei decenni scorsi hanno fatto conoscere il made in italy in tutto il mondo. Una delle difficoltà incontrata dalle piccole e medie aziende del made in italy è trovare motivazioni per
sganciarsi dalle logiche tradizionali consolidate. L’ottimizzazione della catena di fornitura, produzione e distribuzione è resa difficile da colli di bottiglia generati da attività ancora molto manuali, dalla mancanza di soluzioni tecnologiche in grado di rendere più fluidi ed efficienti determinati processi. Per innescare lo sviluppo dell’innovazione nei settori del made in italy il gruppo di lavoro del Forum dell’Innovazione Digitale evidenzia alcune priorità, tra cui l’esigenza di capitalizzare l’esperienza delle medie imprese dinamiche del made in italy; la necessità di prepararsi a segmentare una domanda di acquisto crescente del sud est asiatico; la creazione di osservatori e politiche per la compliance nelle filiere del made in italy; e infine, per il made in italy delle grandi aree urbane/metropolitane, la
definizione di politiche rivolte al recupero di quella capacità di fare sistema che la contrapposizione di grandi interessi in gioco rischia di indebolire.

In conclusione, l’innovazione procede per filiere superando i confini tradizionali dei settori. Il gap di innovazione digitale in Italia è legato ad un utilizzo riduttivo delle infrastrutture dell’informazione nelle filiere, che non sostiene i nuovi modelli di cooperazione-concorrenza fra attori e di stretta interazione con fornitori, clienti, interlocutori istituzionali.

Il gap di innovazione digitale è anche un sintomo delle molteplici dogane della conoscenza, le barriere che impediscono la mobilità di idee, competenze, modelli organizzativi e persone, fra settori e comparti tradizionali. Ma esiste anche un ritardo delle infrastrutture tecnologiche sul territorio, con particolare riferimento alla larga banda. E’
fondamentale stimolare il dialogo fra fornitori di tecnologie e stakeholders delle filiere per risolvere i problemi comuni, come propone il Forum dell’Innovazione Digitale.

Il ritardo di innovazione è particolarmente evidente nei grandi sistemi dei servizi (sanità, turismo, beni culturali, università e ricerca), dove l’intreccio fra operatori pubblici e privati, punto di forza rispetto al capitale sociale, diventa un ulteriore elemento di freno rispetto all’innovazione di filiera. In questi sistemi diventa sempre più urgente il problema della governance: occorre un modello più efficace di coordinamento Governo-Regioni per l’innovazione, che eviti di rallentare i pionieri e incentivi invece i comportamenti virtuosi.

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Quanto costa un laboratorio di Ricerca?

Marzo 27, 2007 on 11:59 am | In Fare Impresa, Innovare | 1 Commento

da www.torinoscienza.it

In Piemonte, come in Italia si investe meno rispetto agli altri paesi per la ricerca. Pertanto l’attività principale di un capo laboratorio, che in genere è un professore universitario, è quella di reperire i fondi per pagare gli strumenti, gli stipendi ed i reagenti necessari, mentre dare l’indirizzo scientifico ai ricercatori e svolgere attività didattica diventa quasi un’occupazione secondaria.

Per avere le sovvenzioni, bisogna dimostrare di essere bravi (pubblicando spesso articoli su riviste scientifiche internazionali) ed avere progetti di ricerca validi ed innovativi.

L’Università annualmente eroga poco. Sono previsti i progetti chiamati “ex 60%” dove il contributo si aggira intorno a 5.000 Euro. Ovviamente è molto esiguo ed in genere è soltanto il primo passo per richiedere al MUR (Ministero dell’Università e Ricerca) il cosiddetto PRIN (Progetto inter- o intra universitario di rilevante interesse nazionale) a questi si aggiungono i FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base.) che sono di entità simile ai PRIN e sempre banditi dal MUR.

Laboratori biotecnologie L’iter è il seguente: una cordata di 4 o 5 laboratori presenta un progetto: se i revisori, cioè altri scienziati deputati a valutare il progetto, lo reputano degno, il MUR finanzierà il 70 per cento mentre il restante 30 sarà a carico delle strutture richiedenti (che lo copriranno in parte con denaro reperito da altre sovvenzioni). Con questi progetti si otterranno circa 60 mila euro per due anni. La richiesta si può formulare, in caso di assegnazione, con cadenza biennale.

La cifra è comunque inadeguata. Per fare attività di ricerca avanzata, servono infatti almeno 60-80 mila euro all’anno soltanto per il materiale di consumo (reagenti, anticorpi, soluzioni), la cifra lievita a 80-100 mila euro se un laboratorio deve mantenere uno stabulario (area riservata all’allevamento e riproduzione di topi da laboratorio). Oltretutto l’acquisto di prodotti per la ricerca è molto caro in Italia, basti pensare, per esempio, che uno stesso anticorpo o reagente, sul mercato americano costa dal 30 al 60 per cento meno. Bisogna quindi integrare il finanziamento ministeriale con fondi di altri enti pubblici, quali la Regione, la Comunità Europea e organizzazioni private, quali l’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) e Telethon. La Regione Piemonte gestisce il cosiddetto “CIPE” (Comitato Interministeriale per la programmazione Economica) che con delibera del 27 maggio 2005 n35, ha approvato i criteri per l’assegnazione delle risorse e la loro ripartizione alle regioni. Al Piemonte sono stati assegnati, per il triennio 2005-2008, circa 98 milioni di euro, di questi, compreso un cofinanziamento della Regione, alla Ricerca Scientifica Applicata sono arrivati circa 30 milioni di euro, che si sono trasformati in contributi per 311 progetti. Le Regione Piemonte contribuisce ogni anno alla ricerca anche con il Bando “Progetti di Ricerca Sanitaria Finalizzata” che in genere riescono a coprire una borsa di studio di un ricercatore per un anno.

Di ben altra entità i fondi erogati dalla Comunità Europea nell’ambito del sesto e settimo programma quadro (FP6 e FP7). Di solito queste sovvenzioni vengono erogate ad una cordata internazionale di laboratori che sottendono ad un programma derivato dalle linee guida della Comunità. In genere un laboratorio si assicura un contributo di circa 500/700 mila euro per 4 anni. A Torino, attualmente, sono circa 10 i laboratori che hanno ottenuto un contributo di questo tipo.

Microscopio invertito Pensato al fabbisogno quotidiano, il capo del gruppo di ricerca deve preoccuparsi di tutta la strumentazione scientifica. Sul nascere un laboratorio medio piccolo ha bisogno di circa 400 mila euro (un buon microscopio ad esempio costa circa 25 mila euro). Per poi assestarsi sui 50 mila euro ogni due anni per aggiornare la strumentazione. In questo caso, in linea di principio, il P.I. (Principal Investigator) si rivolge a fondazioni bancarie quali la Compagnia di San Paolo o la Fondazione Crt che spesso sponsorizzano gli “start up” per progetti innovativi. L’Università degli Studi di Torino promuove il “Bando per l’acquisto di grandi apparecchiature e strumentazioni” con un contributo a titolo di cofinanziamento del 40% per strumentazioni dal valore non inferiore a 200 mila euro e grandi apparecchiature dal valore non inferiore a 500 mila euro. Il bando 2006 ha elargito 890 mila euro.

Da quanto precede risulta chiaro che l’intera attività di un laboratorio di ricerca vive nell’incertezza quotidiana: se non si pubblica e non si presentano buoni risultati, diminuiscono le possibilità di accedere ai finanziamenti, ma allo stesso tempo senza soldi non si può fare buona ricerca e ottenere risultati scientifici degni di pubblicazione.

Ma chi sono i “cervelli” che, di fatto portano avanti l’attività di ricerca? In ogni laboratorio si seguono diversi filoni di studio perciò il direttore scientifico deve contare su ricercatori per così dire di prima nomina, che saranno aiutati da schiere di post dottorati, dottorandi, borsisti, tecnici di laboratorio e studenti. I posti di ruolo sono pochi, così come i soldi che si possono investire per gli stipendi. Per quanto riguarda le borse di dottorato ogni professore può avvalersi di una borsa elargita dal MUR con cadenza bi o tri-ennale, per gli altri dottorandi bisogna cercare uno sponsor. In genere a pagare questi salari sono le fondazioni bancarie, ad esempio il progetto Lagrange, bandito dalla fondazione CRT.

Un’altra forma di finanziamento sono gli Assegni di Ricerca, l’Università di Torino quest’anno ne elargirà 100, che andranno a coprire il 50% del costo dell’assegno che è di 18.666,29 euro all’anno lordi, il resto è coperto dal laboratorio. Un assegnista percepisce circa 1.100 euro netti al mese, un dottorando 900. Le borse di studio per la ricerca vengono perlopiù sostenute da associazioni senza fini di lucro che operano a livello nazionale (quali Telethon e AIRC) o locale come la Fondazione Cavalieri Ottolenghi, la Fondazione Internazionale di Ricerca in Medicina Sperimentale, la Fondazione Ghirotti, la Fondazione per la Ricerca Biomedica. Infine una grossa mano per l’attività del laboratorio viene dagli studenti: futuri medici, biologi o biotecnologi, che offrono la propria opera gratuita in cambio della possibilità di fare una tesi sperimentale.

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Invito alla scienza, con delitto!

Marzo 22, 2007 on 8:48 am | In Biotech, Learning, Raccontare | Nessun commento

Il direttore di una importante casa farmaceutica è stato trovato morto nel suo ufficio. Cinque persone fermate dalla polizia, numerosi indizi sulla scena del delitto, ma… è suicidio o omicidio? C’è un assassino? Chi è?

Lo scopriranno insieme i partecipanti alla serata all’insegna della scienza del giallo, immedesimandoci con i personaggi delle fiction televisive di gran moda in questi anni.

Come perfetti Detective Biotech i portagoniosti della serata si destreggeranno tra impronte digitali, esami tossicologici e test del DNA, per scoprirne potenzialità e limiti, alla ricerca dell’assassino.

L’appuntamento è al Molecular Biotechnology Center,via Nizza, 52, Torino nei giorni 26-27-28 Marzo 2007, dalle ore 18,00 alle ore 20,30.

Ingresso libero. Posti limitati, per la prenotazione obbligatoria scrivete a divulgazione@fobiotech.org

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Ridurre il divario digitale in Piemonte

Marzo 14, 2007 on 4:42 pm | In Investire, Bit e Chip | Nessun commento

Per sostenere e incrementare il livello di competitività di tutto il sistema economico regionale è stato avviato il progetto Reduce Digital Divide (RDD), con il quale la Regione si è posta l’obiettivo di rendere disponibile entro il 2008 la connettività a banda larga per i Comuni non direttamente toccati dal protocollo d’intesa siglato con Telecom Italia nel giugno scorso. La copertura prevista dall’azienda non raggiunge infatti la totalità del territorio piemontese per ragioni di ordine tecnico-economico. I 222 Comuni esclusi. ovvero non coperti al 100%, sono oggetto di intervento nell’ambito di RDD.

Il progetto lanciato dalla Regione Piemonte con il bando pubblicato il 13 marzo (le offerte potranno essere presentate fino alla fine di maggio) è così sintetizzato dall’assessore alla Ricerca, Andrea Bairati: ”La disponibilità di infrastrutture a banda larga e di tecnologie e di servizi ad essa correlati è ormai un fattore strategico per sostenere e incrementare il livello di competitività di tutto il sistema economico regionale. Occorre sviluppare le infrastrutture necessarie a raccordare gli utenti finali - aziende. strutture di ricerca, luoghi di pubblica utilità e singoli cittadini - al nodo di backbone, l’autostrada digitale in fibra ottica locale. Solo in tal modo saremo in grado di creare le condizioni tecnologiche e di mercato affinché l’opportunità di accesso risultati realmente diffusa, anche nei confronti dei cittadini”.

Le risorse disponibili a base d’asta sono 4,6 milioni di euro, compreso il cofinanziamento di 170.000 euro della Provincia di Cuneo. I lotti sono tre: Cuneese, Asti e Alessandria, le altre province.

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Pubblicato l’Annuario Scienza e Societa’ 2007

Marzo 13, 2007 on 6:43 am | In Review, Investire, Learning, Raccontare, Valley | Nessun commento

L’Italia ha sempre meno ricercatori (con 3 ogni mille occupati, contro i 17 della Finlandia, siamo ormai all’ultimo posto in Europa, dietro Portogallo, Grecia e i Paesi dell’Est) eppure i nostri sono, a sorpresa, tra i più produttivi del mondo, secondi solo agli svizzeri per media di pubblicazioni scientifiche per ricercatore e ben davanti a svedesi, francesi, tedeschi e americani.

Ma il futuro non appare promettente: i nostri studenti sono tra i meno preparati del mondo in matematica – solo greci, turchi e messicani fanno peggio di noi - e dimostrano scarso interesse ad iscriversi a facoltà scientifiche. L’Italia figura inoltre all’ultimo posto in Europa per numero di lettori di argomenti scientifici su quotidiani, riviste e internet, e agli ultimi posti per utilizzo regolare di computer e internet.

Questa situazione italiana si inserisce in un quadro europeo in cui le crescenti aspettative nei confronti dei progressi e i benefici apportati dalla scienza e della tecnologia trovano solo parziale riscontro nell’aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo. Se è vero che la fiducia dei cittadini in ambiti di applicazione quali biotecnologie, nanotecnologie ed energia nucleare è in aumento, altrettanto evidente è che gli investimenti europei in ricerca e sviluppo non riescono a reggere il passo con quelli di Paesi come la Cina – dove tali investimenti sono cresciuti negli ultimi anni del 20% annuo.

Sono questi solo alcuni dei dati contenuti nell’Annuario Scienza e Società 2007, pubblicato dall’associazione Observa– science in society, con il sostegno della Compagnia di San Paolo.

Ulteriormente ampliata rispetto alle precedenti, l’edizione 2007 dell’Annuario Scienza e Società punta ad offrire una sintesi delle informazioni e dei dati più aggiornati per comprendere meglio il rapporto tra scienza e società contemporanea: risorse umane e investimenti destinati alla ricerca e all’innovazione, tendenze degli orientamenti pubblici sulle questioni più attuali e controverse - dall’eutanasia alle cellule staminali; una cronologia dei principali eventi che hanno segnato i rapporti tra scienza e società nel corso del 2006; un elenco di volumi pubblicati e una scelta di risorse web su questi temi.

Il volume è stato presentato in anteprima l’8 marzo 2007 all’Accademia delle Scienze di Torino, alla presenza di Angelo Raffaele Meo (Presidente dell’Accademia delle Scienze), Andrea Bairati (Assessore alla Ricerca della Regione Piemonte), Piero Gastaldo (Segretario Generale della Compagnia di San Paolo), Piero Bianucci (giornalista scientifico) e Massimiano Bucchi (professore di sociologia della scienza all’Università di Trento e membro del Comitato Scientifico di Observa – Science in Society).

Per ricevere maggiori informazioni o richiedere l’Annuario Scienza e Società 2007 scrivete a info@observanet.it oppure telefonate allo 0444 305454.

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Face2Face: video chat con l’imprenditoria e l’innovazione

Marzo 11, 2007 on 9:44 am | In Investire, Raccontare, Innovare | Nessun commento

L’ambasciata USA in Italia organizza “Face2Face”, delle video webchats che ospiteranno nei prossimi mesi diversi esperti americani ed italiani per discutere di formazione, di ambiente, di imprenditoria, dell’iniziativa “Partnership for Growth” e di molti altri argomenti.

La novità di questo progetto è l’interattività della conversazione: seguendo l’intervista on-line potrete interagire ponendo le vostre domande agli ospiti, che vi risponderanno nel corso dell’intervista.
Le registrazioni di questi incontri rimarranno poi disponibili in queste pagine.

Uno dei temi trattati all’interno del Face2Face sarà quello dell’imprenditoria di prima generazione, con il programma Capturing Creativity.

Capturing Creativity è incentrato su interviste on-line a giovani imprenditori di prima generazione, che hanno avuto successo grazie ai loro sforzi e alle loro capacità.
Gli invitati metteranno a confronto le proprie esperienze, raccontando: ad esempio, come è nata la loro attività ed in che modo sono riusciti a trasformare le loro aspirazioni in realtà.

Il primo evento è in programma per mercoledi 14 alle ore 17:00. Durante la video chat Marco Palombi, fondatore di Splinder intervisterà, Michele Appendino, uno dei pionieri del Venture Capital in Italia, che risponderà anche alle domande inviate dal pubblico.

Per seguire l’intervista www.italy.usembassy.gov/Face2Face

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