L’Agenzia che salva la ricerca

Aprile 26, 2007 on 1:23 am | In Innovare, Investire, Learning |

Silvio Garrattini su Tuttoscienze

La ricerca scientifica in Italia è «Cenerentola».
I molti parametri che si possono utilizzare per valutarla sono sempre negativi rispetto ai Paesi industrializzati con cui siamo chiamati a competere. Se si normalizzano i vari parametri in rapporto alla popolazione, dal numero di ricercatori alla spesa per ricerca, ci ritroviamo sempre all’ultimo posto, anche se qualche volta a turno ci salvano la Grecia o il Portogallo.
Un’attenta osservazione della spesa ne rivela non solo il basso livello, ma anche l’irrazionale distribuzione sotto almeno due aspetti. Sono troppe le fonti di spesa per la ricerca. Somme relativamente piccole sono disponibili a livello pubblico da parte di molti ministeri: dalla Sanità alla Difesa, dall’Agricoltura all’Ambiente senza che il ministero della Ricerca possa esercitare un adeguato coordinamento. A livello della spesa universitaria esiste poi un’incredibile confusione fra ciò che serve per mantenere la struttura per la didattica avanzata e la spesa che riguarda invece la partecipazione all’attività di ricerca, spontanea o finalizzata che sia.

Accontentare tutti
E’ in generale anomala la distribuzione delle poche risorse disponibili. Predomina, infatti, una distribuzione «a pioggia», che cerca di accontentare tutti senza riconoscere invece il merito. In questo modo si sprecano risorse senza ottenere alcun risultato, perché nessuno ha a disposizione quello che serve per svolgere una ricerca in modo compiuto. Mancando poi ogni forma di controllo a posteriori, si attua una situazione per cui «poco viene dato, ma nulla viene chiesto».
Se si riconosce che la ricerca scientifica è il motore per il progresso di un Paese, è necessario porre mano ad una serie di cambiamenti per aumentare le risorse e per collocarle nel modo migliore. Non si tratta di inventare nulla, ma semplicemente di seguire ciò che altri Paesi europei hanno fatto per migliorare la loro ricerca.
Il punto da cui partire è una sostanziale riforma dell’ente che deve distribuire le risorse. La proposta è di realizzare un’Agenzia Italiana per la Ricerca Scientifica (AIRS), che sia completamente autonoma dai ministeri. In altre parole tutte le risorse disponibili per la ricerca a livello pubblico dovrebbero essere convogliate presso l’AIRS e incanalate attraverso l’Agenzia. Non si tratta di realizzare un altro carrozzone, ma di organizzare una struttura snella, efficiente, che si avvale di un ristretto gruppo di amministrativi e di molte segreterie tecniche.
L’AIRS dovrebbe avere molte funzioni; ne elenchiamo solo alcune. Sulla base dei grandi temi della ricerca - salute, ambiente, energia, eccettera - l’AIRS dovrebbe preparare bandi di concorso elaborati sulla base di input politici. Spetta infatti ai politici indicare le aree in cui la ricerca deve operare, tenendo conto dei livelli di conoscenza, mentre spetta all’AIRS decidere come allocare le risorse, chiamando a raccolta tutte le organizzazioni italiane pubbliche e private che hanno competenza per svolgere determinate ricerche.

Metodologie comuni
L’AIRS dovrebbe assicurare un’equa valutazione attraverso metodologie in uso in tutti i Paesi industrializzati. Spetterebbe all’AIRS il compito di controllare l’andamento della ricerca per stabilire il rapporto fra somme erogate e risultati raggiunti. Un compito fondamentale dell’AIRS, oggi largamente disatteso, dovrebbe essere l’interfaccia con i programmi di ricerca dell’Unione Europea per valorizzare il contributo italiano e per realizzare adeguate sinergie fra i programmi di ricerca nazionali ed europei.
Nello svolgere la sua attività l’AIRS non può ignorare la carenza di ricercatori nel nostro Paese, lanciando un grande piano per il reclutamento dei giovani ricercatori, facendo in modo che trovino una localizzazione presso i migliori laboratori. Infine non va dimenticata la necessità di coordinare la ricerca scientifica pubblica e privata con le attività industriali per permettere la realizzazione di nuovi prodotti.

Riconoscere l’autonomia
La proposta dell’AIRS non è in contrasto con l’Agenzia per la valutazione promossa dal MUR, perché quest’ultima avrebbe il compito di valutare soprattutto l’attività universitaria. Realizzare l’Agenzia Italiana per la Ricerca Scientifica vuol dire dare autonomia alla ricerca, riconoscerne l’importanza, stimolarne l’attività e ripristinare una speranza che ridia nuove prospettive ai ricercatori italiani.

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