Progetto Guggenheim, San Paolo è interessata
Giugno 15, 2007 on 1:11 pm | In Innovare, Investire, Valley |Quanti soldi dovrebbe tirar fuori, Torino, per avere una succursale del Guggenheim? E potrebbe accadere ciò che ha permesso il miracolo della capitale basca, dove a metter mano al portafoglio, anzi al caveau, per predisporre la magica sede di Gehry, è stato il Banco di Bilbao? Del progetto-Torino hanno parlato giorni fa con «mister Guggenheim», ovvero Thomas Krens, il sindaco, Alain Elkann e l’ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera. Chiamparino volerà a Bilbao a metà luglio, per incontrare nuovamente Krens. Dal canto suo, l’assessore Fiorenzo Alfieri stima in 52 milioni il costo per tramutare in sede espositiva l’edificio ad H delle Ogr (il «Duomo»). Secondo lui, perché il progetto si concretizzi «Torino dovrebbe creare la sede; il Guggenheim la riempirebbe di contenuti accollandosi la gestione. Vi porterebbe alcune collezioni, facendo circuitare altre opere e organizzando eventi. Gli americani guadagnerebbero da biglietti e merchandising». Sia chiaro, però, che «il Comune non può spendere per la sede quasi nulla. Torino avrà il Guggenheim solo se l’investimento sarà di soggetti privati». Come la Compagnia di SanPaolo? Del progetto ieri ha parlato Piero Gastaldo, che della Compagnia è il segretario generale.
Dottor Gastaldo, come giudica l’idea di avere a Torino una succursale del museo newyorkese?
«Molto interessante».
Significa che la Compagnia potrebbe finanziarla?
«Piano, piano. Ho detto che è interessante, non che è “praticabile”. Il giudizio di praticabilità implica l’impegno a utilizzare risorse».
E invece?
«L’idea merita di essere approfondita. La esamineremo».
In prima battuta pare praticabile o no?
«Può darsi. Forse sì, forse no. Spendiamo 35 milioni l’anno per l’arte, che è uno dei nostri maggiori settori d’azione. Occorrono studi e chiarimenti sia della proposta-Guggenheim sia del quadro generale in fatto di arte in quest’area. In questi giorni s’è acceso un dibattito sugli effetti che avrebbe il museo, proprio perché il quadro non è chiaro. Ci sono più ipotesi, che avrebbero risultati diversi».
Quali sono?
«Il Guggenheim può dire: cari torinesi, realizzate una sede, organizzate le mostre a vostre spese, e noi vi diamo il permesso di usare il nostro marchio. L’estremo opposto è: portiamo a Torino parte delle nostre collezioni, e organizziamo con voi degli eventi. Occorre capire di che progetto si discute, e, insisto, chiarire il quadro complessivo».
Che è confuso?
«Avevamo contribuito a uno studio sulle potenzialità delle Ogr e di Venaria, e siamo soci di Torino Musei. La proposta-Guggenheim dev’essere l’occasione per chiarire quali progetti e potenzialità ci sono per la Gam, come per Venaria o le Ogr. E ancora: quali luoghi ci saranno per le grandi mostre temporanee?».
E’ tramontata la vostra idea di creare una struttura ad hoc per organizzarle?
«No, ci stiamo riflettendo. Torino ha avuto in passato eventi importanti, ma organizzati da soggetti estranei al territorio. L’idea è avere qui tutte le ricadute degli eventi, facendo crescere le professionalità e i fatturati dell’area, e lavorando sulle iniziative dall’inizio. A queste domande valeva la pena di rispondere anche prima; oggi, con la chance-Guggenheim, è diventato più urgente».Domenico Siniscalco, presidente della Fondazione Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, il rettore dell’Università Ezio Pelizzetti e il segretario generale della Compagnia di SanPaolo Piero Gastaldo hanno premiato ieri Nicola Persico, docente alla New York University, con la «Carlo Alberto Medal 2007».
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