Com’è il mondo che verrà
Gennaio 5, 2008 on 8:24 am | In Innovare, Investire, Raccontare |Luca De Biase sul Nova Sole 24 Ore
Tags: de_biase, futuro, mondoI limiti del possibile sembrano chiudere il futuro in un’incessante ripetizione del conosciuto. Ma i limiti del possibile si spostano, come dimostra la storia. E per spostarli bisogna prima di tutto vedere oltre. L’impossibile, spesso, è solo l’invisibile.
Per questo, i visionari sono necessari. Vedono ciò che gli altri non vedono. E per questo, a molti, i visionari sembrano soltanto dei pazzi.
La ricerca sul genoma è un percorso difficile e ricco di risultati, ma il concetto di “medicina personalizzata” è una visione. Lo sviluppo delle tecnologie internettiane è una strada straordinariamente fruttosa, ma l’idea del rinnovamento dei media portato dalla rete delle persone che si esprimono e connettono nel web 2.0 è una visione. In qualche modo, i visionari sono capaci di immaginare un futuro e una strada per costruirlo. Se sanno raccontare quello che immaginano in modo convincente, riescono a farlo vedere anche ad altre persone. In questo, uno come Steve Jobs è attualmente imbattibile.
Questo è decisivo per avviare un movimento innovativo che riesca davvero a realizzare la sua visione. Sicché il ruolo dei visionari è parte integrante dell’ecosistema dell’innovazione, composto da novità scientifiche e tecnologiche, rischi ed errori, creatività e imprenditorialità, leadership e scommessa collettiva sui progetti, finanziamenti e risorse culturali, apertura alla sperimentazione e una miriade di piccoli gesti quotidiani orientati nella stessa direzione. Il ruolo dei visionari è l’elemento sintetico di tutto questo.
Certo, il problema è quello di distinguere tra le visioni giuste e quelle sbagliate. Perché è chiaro che non tutti i visionari hanno ragione (e alcuni sono pazzi veramente). Quindi è necessario comprendere come la visione si sviluppa e come viene dimostrata. La visione parte in qualche modo da osservazioni e teorie, ma si sviluppa in qualcosa di più complesso e, paradossalmente, comunicabile in modo semplice: la descrizione di un contesto futuro possibile, che in qualche modo risolve problemi dell’oggi e apre nuove opportuntà. Il che significa che le componenti teoriche ed empiriche della visione sono in una certa misura verificabili, mentre altri elementi restano legati al carisma e al fascino del visionario, o alla sua capacità di cogliere un desiderio e far credere di poterlo esaudire. Sicché, l’accettazione o il rigetto di una visione può avvenire per motivi razionali o irrazionali.
Le società rigettano, spesso, le visioni che le mettono troppo in discussione. La condanna di Galileo Galilei, tanto per fare un esempio adatto al 2008, anno durante il quale inizieranno le celebrazioni delle scoperte rese possibili dal telescopio del 1609 – come scrive Enrico Bellone (”L’origine delle teorie”, Codice Edizioni) – «non dipese certo da pure controversie sul numero dei satelliti di Giove o sull’isocronismo del pendolo semplice». In realtà, le scoperte e le teorie di Galileo contribuivano a mettere in discussione un’intera visione del mondo. O meglio, il paradigma – studiato da Thomas Kuhn – che a quei tempi definiva la visione dell’universo.
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Buona Epifania, che tutte le feste NON porti via…
Sarà forse perché è la mezzanotte tra il 5 e il 6 gennaio, e perché mi sento un po’…
Trackback di Security Blog di Feliciano Intini — 6 Gennaio 2008 #