Libri
La Ricerca tradita

Giuliano Buzzetti e Isabella Maria Gioia,
I numeri della ricerca scientifica in Italia
Ernesto Carafoli, La valutazione meritocratica: tautologia od ossimoro italiano?
Tommaso Maccacaro e Alberto Mantovani, La mancata internazionalizzazione: limiti nazionali e ambizioni europee
Giorgio Parisi, Come incentivare la ricerca nelle università
Guido Tabellini, Ricerca e sviluppo economico
Luigi Nicolais, Ricerca, innovazione e reti di competenze
Silvio Garattini, L’Agenzia italiana per la Ricerca Scientifi ca: un progetto essenziale per lo sviluppo del paese
Roberto Satolli, Scienza e profi tto: il caso paradigmatico dei confl itti di interesse nella ricerca clinica
Giuseppe Remuzzi e Brunangelo Falini, La scienza e la gente
Franco Brezzi, La vita grama delle scienze dure
Pier Mannuccio Mannucci, Il Manifesto del Gruppo 2003.
«Per una rinascita della ricerca scientifi ca in Italia»: rivisitazione critica a tre anni di distanza
È risaputo che la capacità di un paese di essere competitivo, produrre innovazione, sviluppo tecnologico, brevetti e cultura – in altre parole di creare ricchezza e di assicurare benessere – dipende dalla sua capacità di investire nell’istruzione, nell’università e nella ricerca. È parere altrettanto condiviso che l’Italia negli ultimi anni, su questi settori di interesse strategico, sia rimasta indietro rispetto ad altre nazioni, perché non ha saputo investire sul medio e sul lungo termine. La ricerca tradita cerca di affrontare il problema senza pregiudizi, partendo dai fatti, ovvero dal confronto tra il nostro paese e le altre nazioni industrializzate, in Europa e non solo. Ma ovviamente limitarsi a fotografare l’esistente e denunciare la situazione di grave dissesto del settore non può bastare, così come non bastano i generici appelli al rilancio degli investimenti in Ricerca e Sviluppo. È necessario identifi care alcune linee guida per una ripresa che si avverte sempre più indispensabile: ecco dunque approfonditi i nodi della mancata internazionalizzazione, del diffi cile rapporto tra potere politico e ricerca, della necessità di creare una Agenzia Italiana per la Ricerca Scientifi ca, dell’impatto dei condizionamenti economici sulla ricerca. Si insiste sulla necessità che gli scienziati imparino a comunicare nella maniera migliore il loro lavoro. Soprattutto, si suggeriscono le linee guida di un adeguato sistema di valutazione di quanto è rilevante e critico nell’ambito della ricerca pubblica, universitaria e non.
Frutto del lavoro comune di scienziati impegnati in varie discipline (astrofi sici, biologi, economisti, farmacologi, fi sici, immunologi, matematici, medici eccetera), La ricerca tradita raccoglie competenze e punti di vista diversi con un obiettivo comune: rilanciare la cultura scientifi ca e della ricerca in Italia. Non è dunque rivolto solo agli specialisti, ma a chi – soprattutto nelle giovani generazioni – sa che migliorare la qualità della ricerca è cruciale per far ripartire lo sviluppo economico.
La ricerca tradita è il risultato dell’elaborazione collettiva del Gruppo 2003, una associazione che riunisce numerosi scienziati delle più diverse discipline che lavorano in Italia e che, accomunati da una profonda insoddisfazione e preoccupazione per lo stato della ricerca scientifi ca, si battono per un suo rilancio, considerandola elemento essenziale del progresso intellettuale, materiale e civile del Paese. Nel 2003 il Gruppo ha stilato un «Manifesto per la rinascita della ricerca scientifi ca in Italia» di cui questo volume rappresenta un’evoluzione e un approfondimento.
Il libro su Bol
Comunicare la scienza

“Se è vero che le ricadute di scienza e tecnologia sono troppo importanti per essere lasciate nelle sole mani degli scienziati, è anche vero che i rapporti fra scienza e società sono troppo importanti per lasciarne fuori proprio loro”
E’ con questa frase, solitaria, in mezzo alla quarta di copertina, in bilico tra il sussurrato e il prepotente, che questo libro firma la sua identità.
Perché la scienza risulta tanto spesso difficile da capire? Come si formano le conoscenze e le opinioni della gente sugli argomenti tecnico-scientifici? Si può divulgare la scienza senza «perdere l’anima»? Ma soprattutto, cosa si deve fare e come si deve pensare per essere, oltre che scienziati, efficaci comunicatori?
Queste domande girano nella testa dell’autore e di tanti altri. Vediamo all’inizio un’introduzione della Conferenza nazionale permanente dei presidi delle Facoltà di Scienze e Tecnologie. Bene… anche loro si pongono domande simili. Proprio loro, attraverso il loro presidente Enrico Predazzi, firmano la presentazione e figurano come promotori di questi iniziativa editoriale.
Comunicare la scienza è un agile manuale concepito per i ricercatori, ma si rivolge anche a insegnanti e giornalisti (o aspiranti tali) e, perchè no, al grande pubblico. Utile a chi comunica a vari livelli per non “improvvisare” il proprio mestiere. Ricco di esempi, consigli e spunti di riflessione, è un’introduzione all’idea e alla pratica di comunicazione della scienza e della tecnologia al grande pubblico. Utile per chi riceve per capire meglio come funziona questa macchina e poter leggere criticamente la scienza che ci arriva attraverso i media. Un vero e proprio kit di sopravvivenza, insomma, e un valido strumento nel dialogo fra l’impresa scientifica e la società che, forse, conoscendosi un poco di più, si capirebbero assai meglio
Il libro scaricabile gratuitamente on-line
Comunicare l’innovazione

Perché il successo del nuovo dipende dalla capacità di spiegarlo
L’innovazione è oggi una delle principali priorità delle aziende e la comunicazione dell’innovazione è uno dei temi più complessi, problematici e dibattuti nella moderna gestione di impresa. Perché è importante comunicare l’innovazione? Perché la comunicazione dell’innovazione non è separabile dall’innovazione stessa, anzi ne rappresenta un aspetto assolutamente costitutivo. La diffusione di nuovi prodotti è sempre legata alla capacità dei consumatori di comprenderne il valore d’uso e di acquisirne le logiche e le modalità di funzionamento. L’innovazione deve essere quindi comunicata in maniera evocativa ma concreta, inglobando con coerenza i segnali deboli del futuro che si affaccia.
L’impero di Cindia
Prezzo di copertina: Euro 15,00; Mondadori 2006; ISBN:8804551305
Il secolo cinese non sarà dominato solo dalla Cina. L’impetuoso sviluppo economico conosciuto negli ultimi anni da quello che fu l’”Impero celeste” ha infatti coinvolto molti paesi asiatici, primo fra tutti l’India. L’ex colonia britannica sta rapidamente diventando una nuova grande potenza economica: la diffusa conoscenza della lingua inglese e un buon tasso di istruzione tecnico-scientifica ha fatto sì che molte aziende americane e inglesi abbiano deciso di delocalizzare nel territorio indiano alcuni servizi fondamentali (dalla compilazione delle dichiarazioni fiscali alla lettura delle lastre mediche, per fare solo alcuni esempi), e che siano nate non poche delle più importanti aziende informatiche del pianeta, tanto che persino Microsoft ha recentemente deciso di spostarvi la propria produzione.
Ma non è solo l’India ad aver visto negli ultimi anni una crescita straordinaria: la Corea del Sud è diventata uno dei grandi centri mondiali della produzione automobilistica e tecnologica, mentre il Giappone sta vivendo una nuova fase di forte sviluppo, che lo ha rilanciato sulla scena politica internazionale. Tutti insieme questi paesi comprendono circa tre miliardi di abitanti: tre miliardi di nuovi capitalisti che si affacciano sul mercato e nella storia, sconvolgendo le nostre economie e le nostre vite. Negli Stati Uniti è ormai diventato uso comune definire quest’area del mondo con un nuovo nome, un termine coniato apposta per l’impero politico ed economico che dominerà il pianeta nel prossimo futuro: Cindia.
Il sapere liberato

Il movimento dell’open source e la ricerca scientifica
Negli ultimi trent’anni anche in campo scientifico hanno prevalso logiche di mercato rivolte ai risultati, innescando una gara al brevetto che ha favorito di fatto solo gli interessi delle grandi corporation. Il sapere scientifico è diventato dunque un bene commerciale da vendere sui nuovi mercati globali, alla stregua delle altre merci. Così come nell’informatica si sta cercando di sottrarre la nuova conoscenza alla logica della privatizzazione, anche in campo scientifico compaiono i primi tentativi organizzati di frenare questa corsa attraverso l’implementazione dell’idea di Creative Commons (diffusione sotto licenza di prodotti intellettuali con una serie di limitazioni stabilite dagli autori, che però non strozzano un loro uso pubblico), e l’applicazione di metodologie open source, sostenute dall’azione congiunta di gruppi di ricercatori e da alcune delle più autorevoli riviste di settore. È in atto un conflitto sul controllo del sapere scientifico, e questo libro fornisce la prima reale cartografia dei progetti alternativi in corso, relativi non solo alla ricerca stessa ma anche alla possibilità di pubblicare e consultare liberamente la letteratura scientifica di settore.
The Innovator’s Dilemma

When New Technologies Cause Great Firms to Fail
Clayton M. Christensen
What do the Honda Supercub, Intel’s 8088 processor, and hydraulic excavators have in common? They are all examples of disruptive technologies that helped to redefine the competitive landscape of their respective markets. These products did not come about as the result of successful companies carrying out sound business practices in established markets. In The Innovator’s Dilemma, author Clayton M. Christensen shows how these and other products cut into the low end of the marketplace and eventually evolved to displace high-end competitors and their reigning technologies.
At the heart of The Innovator’s Dilemma is how a successful company with established products keeps from being pushed aside by newer, cheaper products that will, over time, get better and become a serious threat. Christensen writes that even the best-managed companies, in spite of their attention to customers and continual investment in new technology, are susceptible to failure no matter what the industry, be it hard drives or consumer retailing. Succinct and clearly written, The Innovator’s Dilemma is an important book that belongs on every manager’s bookshelf.
innovatordilemma“>Il libro su Amazon
Cultura libera

Un equilibrio fra anarchia e controllo, contro l’estremismo della proprietà intellettuale
Lawrence Lessig
Cultura libera’ non è un libro sulla legge o sulla tecnologia, le aree di competenza dell’autore. E’ un libro sul potere. Specificamente, parla del modo in cui il potere finanziario e politico è usato dalle grandi aziende per conservare lo status quo e favorire i propri interessi commerciali. Il che può andare a svantaggio di qualcosa di più prezioso dal punto di vista sociale: una perdita di creatività che non si può misurare.
Nexus

Perché la natura, la società, l’economia, la comunicazione funzionano allo stesso modo
Mark Buchanan
Basta una catena di sei persone al massimo per mettere in relazione un individuo qualsiasi sul pianeta con qualunque altro, si tratti del presidente degli Stati Uniti, di un gondoliere veneziano o di un attore cinematografico. Come è possibile? E, soprattutto, di quale utilità è tale fenomeno per capire il mondo che ci circonda? Negli ultimi anni sociologi, fisici, biologi hanno trovato moltissime (e fino a oggi sconosciute) correlazioni tra il funzionamento della società umana e altre realtà apparentemente distanti, quali la cellula, l’ecosistema globale, Internet, l’apparato neuronale, il sistema stradale o ferroviario di una nazione. Una nuova scienza, detta ‘delle reti’, sta decifrando la struttura organizzativa che è sottesa a tutti questi mondi. Mark Buchanan illustra i risultati di questa teoria in grado di gettare luce sui più svariati problemi: dalle crisi economiche internazionali alla diffusione di terribili malattie virali; dagli effetti sull’intero ecosistema di piccoli danni ambientali ai meccanismi che regolano la diffusione di idee, credenze e opinioni.
The Rise of the Creative Class
And How It’s Transforming Work, Leisure, Community and Everyday Life
Richard Florida
Florida, an academic whose field is regional economic development, explains the rise of a new social class that he labels the creative class. Members include scientists, engineers, architects, educators, writers, artists, and entertainers. He defines this class as those whose economic function is to create new ideas, new technology, and new creative content. In general this group shares common characteristics, such as creativity, individuality, diversity, and merit. The author estimates that this group has 38 million members, constitutes more than 30 percent of the U.S. workforce, and profoundly influences work and lifestyle issues. The purpose of this book is to examine how and why we value creativity more highly than ever and cultivate it more intensely. He concludes that it is time for the creative class to grow up–boomers and Xers, liberals and conservatives, urbanites and suburbanites–and evolve from an amorphous group of self-directed while high-achieving individuals into a responsible, more cohesive group interested in the common good
L’innovazione tradita
La fine dell’illusione tecnocratica della destra e le premesse per un nuovo sviluppo del paese
Giuseppe Iacono, Paolo Zocchi
Primavera 2001: Berlusconi, a “Porta a parta”, annuncia che il famosa “Mister I”, che porterà l’Italia nel paradiso della new economy e nell’era di Internet, è Lucio Stanca, top manager multinazionale. Prima di quell’annuncio l’Italia era stata tappezzata di grandi manifesti in cui spiccavano tre I: Internet, Impresa, Inglese. Ma oggi che cosa è rimasta delle tre I? Quasi nulla: la nostra competitività continua a declinare e rimaniamo al palo nella grande corsa dell’innovazione tecnologica. Gli autori di questo libro ritengono che sia importante delineare alternative credibili di programma e che sia giunto il momento di porre una sfida per il governo del futuro enucleando i temi cruciali per lo sviluppo della new economy.
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