La facoltà si sceglie anche su YouTube
Luglio 24, 2008 on 7:52 am | In Learning, Valley | Nessun commentoMonica Perosino su Lastampa.it
Tags: biotecnologie, lastampa, universita, youtubeAltro che segreterie polverose e gazebo piantati sotto il sole cocente di luglio: l’orientamento universitario inizia a cambiare strategie. La più originale, unica nel suo genere, è quella della Facoltà di Scienze che, per promuovere i suoi corsi, l’ha pensata bella: su YouTube ha piazzato due minifilmati di poco più di tre minuti che raccontano le disavventure di una giovane coppia alle prese con gli effetti di scelte casuali e disinformazione. «L’idea è venuta alla Commissione che si occupa di orientamento - spiega il preside Alberto Conte -, composta dai docenti più giovani della facoltà e dai rappresentanti degli studenti: hanno pensato che per arrivare in modo semplice e divertente ai ragazzi delle superiori occorresse utilizzare un linguaggio vicino a loro».
Video, musica, ironia on line (www.youtube.com/orientamente) e un invito a scegliere dopo essersi informati bene: «Il messaggio è serio, ma lanciato con un tono leggero, perché scegliere la facoltà non deve per forza essere un’esperienza noiosa, anzi».Al Molecular Biotechnology Center, via Nizza 52, dal 21 luglio al 1 agosto e dal 25 agosto al 5 settembre, arriva anche «Orientamente», un salone dell’orientamento per le facoltà di scienze Mfn (Scienze matematiche fisiche e naturali che includono da chimica a informatica, da scienze geologiche a scienze naturali) e dalla Scuola interfacoltà di Biotecnologie.
Novità in vista anche per le altre facoltà: «Dal prossimo anno accademico - spiega Sergio Roda, prorettore dell’Università -, grazie all’accordo firmato con la Provincia qualche mese fa, partirà un programma di orientamento già dal quarto anno delle superiori, test online, incontri con i docenti e corsi integrativi a luglio e settembre».
Faber meeting, la creatività dei giovani incontra le imprese
Marzo 5, 2008 on 12:39 pm | In Creare, Innovare, Raccontare, Valley | Nessun commentoViviamo in uno strano paese. Dove per esempio i giovani pieni di idee non mancano, ma a mancare è una rete di imprese predisposta ad accoglierle e fare sì che vengano realizzate. C’è molta dispersione insomma, grande spreco di risorse. In Europa va diversamente, già da un po’. L’idea base del «Faber meeting », da mercoledì 5 a venerdì 7 marzo a Torino, parte proprio dal tentativo di colmare questa lacuna. Come spiega l’ideatore Carlo Boccazzi Varotto: «Per la prima volta in Italia proviamo a fare dialogare il mondo della creatività, che finora ha sempre vissuto all’ombra di festival e manifestazioni culturali, con le aziende, che ai festival non hanno l’abitudine di andarci. Vedremo come va».
Il «Faber meeting» vuole aiutare i giovani di talento, che fino a oggi o per scelta o per mancanza di opportunità, hanno operato ai margini del mercato, a entrarci o a posizionarsi in modo più stabile acquisendo informazioni e contatti preziosi. In altre parole, creare una rete. I partecipanti sono stati selezionati tra coloro (e sono tanti da tutta Italia) che avevano preso parte al premio nazionale Faber «Quando la creatività incontra l’impresa», rivolto a giovani tra i 22 e i 35 anni per opere da realizzare nei campi degli audiovisivi, dell’animazione tradizionale e 3D e del web design. I trenta creativi ammessi al «Faber meeting» saranno protagonisti di una serie di incontri riservati che si terranno mercoledì 5 e giovedì 6 marzo al Virtual Reality & Media Park, dove avranno l’occasione di conoscere l’opinione di manager di aziende come Rai, Mediaset, De Agostini, T-Lab ma anche di tante piccole realtà di successo del territorio piemontese.
Sono previsti tre workshop, uno per sezione del concorso: per il web ci sarà Franz Fischnaller, uno dei «guru» mondiali dell’interaction design; per l’animazione Matthew Luhn, story artist della Pixar (la società che ha prodotto «Ratouille»), per l’audiovisivo il regista torinese Mimmo Calopresti. Peccato che tutto questo ben di dio sia «off-limits» per il pubblico, che potrà prendere parte al «Faber meeting» soltanto venerdì 7 marzo per l’atto finale della manifestazione al Cinema Massimo di via Verdi. Alle 14,30, saranno proiettati i trenta lavori finalisti, mentre dalle 18 alle 19 si terrà la cerimonia di premiazione in cui saranno proclamati i tre vincitori assoluti. Uno per ogni ambito del concorso, ognuno dei quali riceverà in premio 2000 euro, elargiti da Cna Torino, Confartigianato Torino e Casartigiani Torino.
Tags: feber-meeting, lastampa
Arrivano i piemontesi nel WI-MAX
Gennaio 6, 2008 on 3:45 pm | In Fare Impresa, Innovare, Raccontare, Valley | 1 CommentoVittorio Pasteris su Lastampa.it
Fra le 48 aziende o raggruppamenti di aziende che hanno presentato e una proposta di interesse per la partecipazione alla gara dell’assegnazione delle frequenze WI-MAX italiane, una ha vinto di certo il premio per il nome più lungo. Si tratta della compagine tutta piemontese che dal nome denota la sua composizione: “Ribes Informatica, Lan Sevice, Informatica System, Hal Service, Tex97, B.B.Bell”.
Un nome da film della Wertmuller per un gruppo di aziende che cercheranno di aggiudicarsi una licenza regionale in Piemonte e Valle d’Aosta tentando di contrastare lo strapotere di operatori nazionali come Telecom Italia, Wind, Fastweb, Eutelia o di altri grandi aziende non del settore TLC.
Il WI-MAX dovrebbe essere LA tecnologia del futuro che consente l’accesso a reti di telecomunicazioni a banda larga e senza fili, con prestazioni nettamente superiori al Wi-Fi che potrebbe risolvere molti dei problemi digitali dell’Italia del futuro. Una killer application o una bufalona ? molto dipenderà da come verranno assegnate le frequenze dopo il bando. Le scelte politiche ed economiche potranno alimentare o attutire gli effetti innovati o conservativi della nuova tecnologia.
Le aziende “made in Piedmont” fanno parte dei nuovi operatori di telecomunicazioni emergenti, ai quale il bando WI-MAX dedica una priorità che si pare perdersi nelle parole dell’incipit del bando stesso, che però si presentano scattanti ed agguerriti, pronte ad occupare nicchiette e nicchione territoriali lasciate scoperte dai collossi delle telecomunicazioni italiane. E lo dicono senza paura delle loro intenzioni: “Assieme, noi abbiamo quello che conta, il vantaggio di oltre 10.000 clienti larga banda e il presidio tecnico-commerciale di tutto il territorio regionale”.
D’accordo ma 10.000 clienti a banda larga non sono troppo pochi per contrastare i big ? “Niente affatto, se sono concentrati in un mercato interessante come il Piemonte e la Valle d’Aosta, e soprattutto se sono tra i più soddisfatti e affrancati dalla dipendenza dall’operatore dominante Telecom”. Una specie di “Fastweb senza i fili ” ? “Si, ormai anche i bambini si sono accorti che cablare i clienti finali in fibra ottica non era e non sarà per parecchio tempo più un buon affare, e che invece le tecnologie di questo nuovo decennio permettono agli investimenti di rientrare subito”.
Come contrastare i rilanci milionari degli altri concorrenti al bando WI-MAX? “Non ci ha ordinato il medico di dissanguarci per portare a casa la licenza WI-MAX: se perderemo continueremo a dare filo da torcere ai big come stiamo facendo oggi, inclusi i nuovi che utilizzeranno la nuova tecnologia”. Le società della compagine producono già utili e anche senza WI-MAX il loro tasso di crescita li ha portati nel corso del 2007 a raddoppiare il numero di clienti erosi ai più blasonati concorrenti.
La strategia delle aziende della torino valley sarà anche quella di approfittare della vetrina WI-MAX per farsi notare da qualche potenziale partner finanziario che possa supportarli con “soldi freschi” per poter mettere il turbo e trasformare la loro crescita in esponenziale: “Questo sì sarebbe un vero affare per tutti, incluse le Regioni dove operiamo e, di riflesso, l’Italia intera”.
Vedremo ora che succede.
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Dov’è l’Optalidon?
Novembre 23, 2007 on 5:59 pm | In Innovare, Investire, Raccontare, Valley | Nessun commentoDa Lastampa.it
Primo ciak. Ovvero quando Nanni Moretti prese il microfono e chiese a gran voce un Optalidon in un delizioso - chissà se voluto - sfottò dei politici di Torino.
Nanni-l’-icona ieri comincia la sua giornata di anteprima del Torino Film Festival in Comune. E’ «audito» dai politici della Commissione Cultura. Risponde a tutte le domande, e non si scompone nemmeno quando il consigliere di An gli chiede se non sarebbe ora di cambiare nome al Premio Cipputi, ribattezzandolo magari «Cipputi-Brambilla». Però, dopo 50 minuti il regista invoca platealmente, scandendo bene al microfono con la sua voce da film: «Qualcuno, qui, ha dell’Optalidon?»
Devono avergli fatto venire l’emicrania, i politici, anche se con i consiglieri ha parlato per due ore di ciò che più ama al mondo: il cinema, che «mostra ciò che gli occhi non sono in grado di vedere. E’ scoperta di altre storie, altri ceti sociali, altri mondi». Pare di ottimo umore, ma gli scappa un filo di sadismo con il consigliere Rocco Lospinuso, che lo chiama «dottore». «Non sono dottore». L’altro si fa timido: «Forse maestro…?» «No! Maestro no!» «E allora…» «Moretti! Mi chiami Moretti!» «Ma Moretti è …» «Moretti è Moretti!».
Annuncia che il festival di Genova proietterà parte dei film di Torino, e stigmatizza l’evoluzione della Rai: «Negli Anni Settanta era una specie di cineclub di massa: ricordo splendide retrospettive e grandi film. Poi c’è stato un livellamento con la tivù commerciale e s’è trovato sempre meno spazio non solo per i film d’autore, ma per i film in generale».
Si spengono le telecamere, lui saluta e se ne va a piedi sotto la pioggia, con Alberto Barbera e Alessandro Casazza del Museo del cinema. Si volta: «Non parlate più della festa di Roma, o vi prendo a gomitate!» Invece, «invito tutti a venire al Festival con curiosità, con la voglia di scoprire dei film, e magari di farsene travolgere. Ho accettato di dirigerlo anche per senso di responsabilità, perché non rischiasse d’andare disperso il patrimonio prezioso che la rassegna rappresenta. Sono molto soddisfatto: il programma è eccellente».
Tags: lastampa, museo_del_cinema, nanni_moretti, primo_ciak, torino_film_festival
Lavoro subito e soldi, a Torino laurea d’oro
Ottobre 29, 2007 on 9:38 am | In Learning, Raccontare, Valley | Nessun commentoGiovanna Favro su La Stampa del 27 ottobre 2007
Laurearsi all’Università di Torino conviene. Per la prima volta uno studio scientifico misura l’efficacia e la qualità formativa degli atenei badando all’ingresso nel mondo del lavoro dei laureati. Incrociando i dati sulla possibilità di impiego e di avere stipendi alti, l’ateneo di via Po risulta primo in Italia. Una performance ben 130 volte migliore degli atenei di Campobasso e Cagliari, ultimi nella top ten, ma le facoltà torinesi stracciano, quanto a «rendimento», tutti i concorrenti, da Milano a Venezia, da Bologna a Trieste, a Roma, a Bari.
Ne ha parlato ieri il rettore Ezio Pelizzetti nell’aula magna della facoltà di Economia, dove con il preside Sergio Bortolani ha accolto il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, che ha aperto la riunione annuale della Società italiana degli economisti. Davanti ai più importanti esperti di economia del Paese, tra i quali molti docenti torinesi - da Domenico Siniscalco a Franco Reviglio, Elsa Fornero e Mario Deaglio - Pelizzetti ha dato il benvenuto al Governatore «in un ateneo che ha un’illustre scuola di Economia e che è tra le migliori università italiane, come ribadisce una ricerca dell’università di Padova e della Cattolica di Milano, che ci colloca al primo posto per qualità e probabilità di occupazione dei laureati».
Il riferimento è a uno studio di Lorenzo Cappellari (Cattolica di Milano) e Giorgio Brunello (ateneo di Padova), i cui risultati (pubblicati anche su «Panorama») saranno presentati martedì all’Università di Milano. La ricerca spiega quanto paga studiare in un ateneo rispetto a un altro esaminando molti fattori, a partire dalla fotografia dei laureati italiani a tre anni dal titolo. Le conclusioni decretano il trionfo di Torino, prima assoluta nella classifica. Un risultato tanto più interessante, per Pelizzetti, «perché conclamato da seri studiosi di altri atenei, e perché i colleghi hanno applicato modelli econometrici utili a depurare i dati da elementi localistici, come l’andamento del mercato del lavoro di ogni territorio».
I due professori si sono invece proposti di misurare la produttività delle università (Politecnici esclusi) in termini assoluti. I risultati sono una messe di curiosità. Viene fuori ad esempio che un medico laureato a Padova guadagna il doppio del collega di Pisa, o che studiare a Bari «rende» più che a Roma. Stabilito che la qualità degli atenei è tutt’altro che uniforme, si dimostra che le facoltà private hanno mediamente performances migliori, e che la grande dimensione ha un effetto positivo, incrementando guadagni e impieghi del 10%. Salari più o meno pingui e buone o misere chances di occupazione creano più classifiche: certe università, come Cagliari, Cosenza, Messina o Salerno, sono sotto la media italiana sia per gli stipendi che per probabilità di occupazione. Napoli Orientale, L’Aquila e Sassari garantiscono guadagni sopra la media, ma poche chances di lavoro. Alta probabilità di impiego, ma stipendi bassi, caratterizzano Roma Sapienza, Modena, Ferrara e Tor Vergata. Nel gruppo che presenta le migliori performances per entrambi i fattori ci sono Milano, Brescia, Bergamo, Verona e, in testa a tutti, Torino.
Nella tabella si leggono i piazzamenti di alcuni atenei: dietro Torino (del 130% migliore rispetto al fanalino di coda) c’è Verona (126%), e conquista il terzo posto (125%) il Piemonte Orientale. Anche questo è per Pelizzetti fonte di soddisfazione: «L’ateneo Avogadro è nato come nostra gemmazione. Anche il suo piazzamento sottolinea la forza del sistema formativo piemontese». Del primo posto non s’è stupito: «Siamo primi in alcune aree di ricerca e per il basso numero di abbandoni degli studenti, ma in tutte le rilevazioni siamo sempre nel gruppo di testa: ci viene riconosciuta da tutti un’eccellente qualità complessiva. Giorni fa gli studenti hanno protestato per le aule affollate: lo sono anche perché ascoltare i nostri docenti è occasione preziosa».
Tags: cattolica_di_milano, lastampa, mario_deaglio, mario_draghi, stipendi_alti, torino, università-di-Torino
Ogr, super offerta Crt per la città dell’arte
Ottobre 3, 2007 on 12:14 pm | In Innovare, Investire, Review, Valley | Nessun commentoEmanuela Minucci su Lastampa.it
Non sarà il Guggenheim, ma poco ci manca. Certo è che la stretta di mano fra il sindaco Chiamparino e l’amministratore delegato di Rfi Mauro Moretti (ieri a Roma) se sarà seguita da un accordo nero su bianco, sancisce la nascita di un nuovo, cruciale trampolino per la città: dal punto di vista culturale, turistico ed economico.
Il tutto grazie all’intervento della Fondazione Crt, che ha puntato fondi freschi (si parla di 55 milioni di euro) sull’intera operazione. Come? Proponendo a Rfi di comprare i muri delle Ogr, le ex Officine Grandi Riparazioni che si affacciano su corso Castelfidardo, nel cuore di Spina 2. Un modo per poter finalmente disporre di quel duomo dell’archeologia industriale e trasformarlo nel più completo e moderno polo dell’arte contemporanea di Torino e inserirlo nel circuito delle eccellenze europee dell’arte. «La Fondazione Crt - spiega l’assessore all’Urbanistica Mario Viano, che ha accompagnato il sindaco nella sua missione romana - ha fatto un’offerta economica che a Roma hanno ritenuto molto interessante. Ora non restano che da approfondire alcuni aspetti tecnico-procedurali, ma la strada è spianata». Soddisfatto il primo cittadino che ha commentato: «speriamo che l’affare vada in porto, quando sono in gioco cifre del genere il condizionale è d’obbligo». E anche l’assessore alla Cultura Fiorenzo Alfieri, che da anni ormai punta su questo gioiello dell’architettura industriale torinese per trasformarlo in roccaforte dell’arte contemporanea in cui Torino già eccelle, ieri si è rallegrato della notizia.
«La Crt si è detta disponibile ad acquisire l’immobile - ha continuato Viano - per traslocare fra quei muri tutte le sue collezioni di arte contemporanea. La Città farà il resto, completando l’allestimento del museo con la Gam e il resto del sistema di arte contemporanea». Un progetto di grandissimo respiro, dunque, che fra l’altro non pone nemmeno un problema dal punto di vista delle varianti urbanistiche necessarie alla metamorfosi della struttura: «Dal momento che se ne ricaverà un museo - ha aggiunto Viano - e il museo è un servizio pubblico, non c’è quindi alcun bisogno di cambiare il piano regolatore». Non è la prima volta che si pensa di trasferire nelle Ogr parte della Gam o comunque trasformarle in un polo dell’arte contemporanea. Fra le ultime suggestioni c’era anche quella di allestire nelle Ogr la seconda sede italiana (dopo Venezia) del Guggenheim Museum. Adesso però, anche se non si tratta del prestigioso museo newyorkese, è arrivata la vera svolta. Un bel passo avanti rispetto all’ultimo accordo, che risale all’agosto scorso, quando Comune e Ferrovie firmarono l’agognato patto sul cosiddetto «Duomo», l’edificio a forma di «H» che è il più pregevole manufatto architettonico delle ex Ogr. Il fiore all’occhiello di Spina 2 venne ceduto in comodato gratuito a Palazzo civico per 30 anni. In quella data Palazzo Civico annunciò pure il primo progetto di utilizzo di parte della struttura, che prevedeva lavori «leggeri» di sistemazione, da 500 mila euro.
Se l’intervento sarà confermato, la pregiata architettura potrà essere aperta al pubblico, inaugurandone la vocazione espositiva. A giugno 2008 (anche questo dovrebbe essere un appuntamento confermato) le Ogr accoglieranno una grande mostra sulle trasformazioni della città, in occasione del congresso mondiale degli architetti. Quando sarà conclusa tutta l’operazione? «Ci auguriamo entro il 2010 - ha concluso ieri Viano - un anno in anticipo rispetto alle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia».
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Nasce il Museo dello Spazio con il nuovo planetario
Settembre 28, 2007 on 6:09 pm | In Learning, Raccontare, Valley | Nessun commento
Via Lastampa.it
Camminare tra le stelle, verso Alfa Centauri, e non solo con la fantasia. Oggi a Pino Torinese viene inaugurato il Parco Astronomico Infini.to, accanto alle strutture scientifiche e ai telescopi dell’Osservatorio. Con il suo Planetario di nuova generazione e il Museo dello Spazio aprirà le porte della carta del cielo anche a chi si trova in imbarazzo a individuare la stella polare.
Adagiato così com’è sulla collina torinese, con le sue linee curve firmate dagli architetti Giancarlo Gonnet e Loredana Dionigio, il Museo sembra un’astronave in bilico sul vuoto. E in effetti, a suo modo, è una nave per viaggiare nel cosmo, dalle galassie ai buchi neri, e ripercorrere l’avventura dell’uomo davanti all’origine dell’universo e allo spettacolo delle costellazioni. Domani, dalle 15 alle 19, toccherà al pubblico.
Il Parco Astronomico, che si snoda su tre livelli, è innanzitutto uno spazio interattivo di 1700 metri quadri che rivoluziona la divulgazione scientifica. Offre una ricca Mediateca e i giochi multimediali che permettono di simulare la camminata sulla luna, di pedalare nel Sistema solare; si può fare l’esperienza dell’imbuto gravitazionale e scoprire i vortici stellari. La «postazione intergalattica» farà rivedere il circuito di visita, e si potranno seguire lezioni di approfondimento nell’aula didattica. La Mediateca offre una raccolta di documenti scientifici straordinari che ripercorrono la storia delle scoperte dei pionieri dell’astronomia come Ipazia, direttrice della Biblioteca di Alessandria d’Egitto nel IV secolo d.C.
Ma il cuore pulsante è la gigantesca cupola del Planetario incastonata all’interno del Museo che, grazie al sistema di proiezione all’avanguardia Digistar 3, permette di viaggiare nell’universo standosene tranquillamente seduti in poltrona. Il Planetario, che accoglie 100 persone per volta, permette di vedere il cielo non solo da vari punti di osservazione sulla terra, ma anche da altri pianeti, da Giove o da Marte. Oppure di contemplare il cielo come lo osservavano gli antichi o di compiere un viaggio attraverso la nostra galassia.
L’effetto è quello del cinema tridimensionale: lo spettatore avrà l’impressione di trovarsi avvolto nello spazio, davanti alle costellazioni come un vero astronomo. «Si possono scoprire le meraviglie dell’universo, a partire dal Big Bang - spiega Attilio Ferrari, ex direttore dell’Osservatorio e ideatore di Infini.to - utilizzando simulazioni e immagini reali filmate». Sono le riprese realizzate dai potenti telescopi delle missioni spaziali.
Per Torino e il Piemonte il nuovo Parco Astronomico è motivo d’orgoglio. Costato 10 milioni di euro stanziati da Regione, Comune di Pino Torinese, Istituto Nazionale di Astrofisica, dall’Osservatorio e dall’Università di Torino, da Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT, sarà gestito dall’Associazione «Apriticielo» nata nel 2006, che comprende l’Inaf, il Comune di Pino, l’Università e ora anche la Regione.
In un prima fase sperimentale di un mese il Parco Astronomico sarà aperto al pubblico sabato e domenica, ore 15-19. Mentre giovedì e venerdì, ore 10-16, la visita sarà riservata alle scuole. Le visite sono solo su prenotazione tramite il numero verde 800.329.329 (entro le ore 12 di venerdì per il sabato e la domenica).
Le scuole devono utilizzare il sito web: www.planetarioditorino.it, pagina «contatti», indicando le date e il numero di componenti del gruppo.
Nel mese di ottobre le visite sono gratuite, mentre da novembre il biglietto costerà 7 euro, ridotto 5 euro, e verrà esteso l’orario di visita. Il Parco Astronomico è raggiungibile dal parcheggio in via Osservatorio con un ascensore a cremagliera.
Regione Piemonte ed Ericsson contro il digital divide
Settembre 12, 2007 on 9:08 pm | In Bit e Chip, Innovare, Investire | Nessun commentoPiemonte contro il digital divide, atto secondo. Dopo la firma del protocollo Telecom nel 2006 e il varo del programma Wi-Pie, la Regione ha raggiunto un accordo con Ericsson Telecomunicazioni per la realizzazione di progetti di allargamento dei servizi di connettività a banda larga.
L’obiettivo dell’ente pubblico è quello di coprire entro la fine del 2008 l’intero territorio regionale con una rete che non serva soltanto per connettersi a Internet, ma anche a sostenere il traffico della telefonia, della televisione digitale e di qualsiasi altro servizio disponibile oggi e in futuro, con un occhio di riguardo alla tecnologia mobile.
Il protocollo d’intesa firmato mercoledì mattina dall’assessore alle politiche per l’innovazione Andrea Bairati e dal vicepresidente di Ericsson Timothy Lucie-Smith avrà per ora uno sviluppo concreto nell’Alessandrino, dove sono già iniziati i lavori che nel giro di pochi mesi dovranno portare Internet ad alta velocità in tutti i 190 comuni della provincia.
“L’accordo segue alcuni criteri”, ha spiegato in conferenza stampa l’assessore Bairati, “a cominciare dall’economicità. La Regione metterà a disposizione le sue infrastrutture, ma non sarà investitore diretto. Non dovrà quindi rispondere ad alcun onere economico”.
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