Dov’è l’Optalidon?

Novembre 23, 2007 on 5:59 pm | In Innovare, Investire, Raccontare, Valley | Nessun commento

Da Lastampa.it

Primo ciak. Ovvero quando Nanni Moretti prese il microfono e chiese a gran voce un Optalidon in un delizioso - chissà se voluto - sfottò dei politici di Torino.

Nanni-l’-icona ieri comincia la sua giornata di anteprima del Torino Film Festival in Comune. E’ «audito» dai politici della Commissione Cultura. Risponde a tutte le domande, e non si scompone nemmeno quando il consigliere di An gli chiede se non sarebbe ora di cambiare nome al Premio Cipputi, ribattezzandolo magari «Cipputi-Brambilla». Però, dopo 50 minuti il regista invoca platealmente, scandendo bene al microfono con la sua voce da film: «Qualcuno, qui, ha dell’Optalidon?»

Devono avergli fatto venire l’emicrania, i politici, anche se con i consiglieri ha parlato per due ore di ciò che più ama al mondo: il cinema, che «mostra ciò che gli occhi non sono in grado di vedere. E’ scoperta di altre storie, altri ceti sociali, altri mondi». Pare di ottimo umore, ma gli scappa un filo di sadismo con il consigliere Rocco Lospinuso, che lo chiama «dottore». «Non sono dottore». L’altro si fa timido: «Forse maestro…?» «No! Maestro no!» «E allora…» «Moretti! Mi chiami Moretti!» «Ma Moretti è …» «Moretti è Moretti!».

Annuncia che il festival di Genova proietterà parte dei film di Torino, e stigmatizza l’evoluzione della Rai: «Negli Anni Settanta era una specie di cineclub di massa: ricordo splendide retrospettive e grandi film. Poi c’è stato un livellamento con la tivù commerciale e s’è trovato sempre meno spazio non solo per i film d’autore, ma per i film in generale».

Si spengono le telecamere, lui saluta e se ne va a piedi sotto la pioggia, con Alberto Barbera e Alessandro Casazza del Museo del cinema. Si volta: «Non parlate più della festa di Roma, o vi prendo a gomitate!» Invece, «invito tutti a venire al Festival con curiosità, con la voglia di scoprire dei film, e magari di farsene travolgere. Ho accettato di dirigerlo anche per senso di responsabilità, perché non rischiasse d’andare disperso il patrimonio prezioso che la rassegna rappresenta. Sono molto soddisfatto: il programma è eccellente».

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