Un campus da Torino a Shanghai

Giugno 19, 2008 on 6:58 am | In Inchieste, Learning, Raccontare, Valley | Nessun commento

Gabriele Beccaria su Lastampa.it

Ha una squadra camerunense di «curley», un impiegato cinese allo sportello bancario, 90 accordi internazionali per la laurea con il doppio titolo, un terzo dei corsi in inglese, i laboratori di ricerca di General Motors e Microsoft e poi dà il benvenuto a chi festeggia le ricorrenze di un centinaio di nazioni diverse, possiede oltre 2 mila posti letto per accogliere studenti e professori dal mondo e crea tre aziende ogni paio di mesi. E’ il Politecnico di Torino, che come un’astronave futuribile viaggia nell’iperspazio della realtà globale e fa collezione di record.

Professor Francesco Profumo, lei è il rettore del Politecnico: in Italia l’immagine delle università è spesso appannata e le loro opportunità ancora più scarse, mentre in molte aree del mondo avviene il processo opposto. Qual è la filosofia per uscire da questa pericolosa crisi?
«Quella di “mescolare il sangue”, creando un campus globale».

Che in pratica come si realizza?
«Elaborando una strategia di ampio respiro. E’ così che il progetto di “Cittadella Politecnica” si esplicita attraverso cinque elementi: formazione, ricerca, trasferimento tecnologico, servizi e finanza». A proposito di ricerca, state attirando i grandi marchi: condividono i vostri laboratori e creano sapere, prodotti e lavoro. Come ci riuscite? «Proponendo l’ambiente giusto. Sono già arrivati, Microsoft Italia, Jac, Avio, Indesit, Metecno, Vishay e Pirelli, per fare alcuni nomi. General Motors sarà attiva da inizio 2009 su una superficie di 20 mila metri quadrati, con 600 dipendenti. E le richieste sono in aumento: c’è anche la cinese Huawei».

Ricerca fatta dai big, ma voi puntate anche a creare nuove aziende, le «start-up»: come si fa?
«Siamo stati la prima università in Italia a creare l’Incubatore di nuove imprese (I3P) e dal 2000 sono 96 quelle che hanno visto la luce. Nel 2004, a Oxford, una giuria internazionale ha eletto l’I3P come “Best Science Based Incubator”».

Nascono, ma quante sopravvivono?
«Valutiamo 150 idee ogni anno e ne selezioniamo 50. Agli autori è offerta una fase di formazione di sei mesi e tra 15 e 20 progetti diventano realtà. Creiamo tre nuove imprese ogni due mesi e in questi anni ne sono morte solo sei!».

Quali sono le maggiori difficoltà che si devono affrontare?
«Si tratta di aziende “technology based” e sperimentano due tipi di difficoltà: il marketing strategico e l’ingresso sul mercato».

E le risorse: non sono un ostacolo anche quello?
«E’ sempre stato un limite evidente. Ora, però, abbiamo un “hub” di “venture capitalists”, sette nazionali e sette internazionali».

Che muovono quale giro d’affari?
«Un miliardo di euro, naturalmente non tutto per noi (almeno per ora)! E si aggiunge la finanza di credito classica, delle banche. Sono fondi essenziali per permettere il salto di qualità alle aziende nel mercato».

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Phylla, la city car ecologica

Maggio 24, 2008 on 9:28 am | In Energia, Innovare, Muoversi, Review, Valley | 6 Commenti

Un veicolo urbano elettrico e sostenibile, che sfrutta tutte le fonti di energia alla ricerca della combinazione migliore (in primo luogo solare e idrogeno), efficiente e totalmente riciclabile, che annulla le emissioni di gas inquinanti e di anidride carbonica e riduce l’impatto ambientale durante il suo intero ciclo di vita sono le caratteristiche principali del concept Phylla, presentato il 23 maggio a Torino durante “Uniamo le energie”.

Phylla nasce dalla sintesi di più forze e competenze: hanno partecipato, insieme alla Regione Piemonte, che ha sponsorizzato e finanziato il progetto, e all’Environment Park, che ha contribuito a definire e selezionare le tecnologie innovative per l’ambiente, il Centro Ricerche Fiat in qualità di Vehicle project leader, a cui sono state demandate le scelte tecniche e architetturali per lo sviluppo del dimostratore marciante, e il Politecnico di Torino per la gestione complessiva del progetto e il coordinamento dei partners. Hanno inoltre collaborato la Camera di Commercio di Torino con il progetto From Concept to Car, l’Istituto Europeo di Design, l’Istituto di Arte applicata e Design, Novamont, il Consorzio Proplast, Sagat, Enecom, Sydera e Bee Studio.

Obiettivo del progetto, la realizzazione di un concept di veicolo urbano sostenibile, ma anche economico, in grado di raggiungere livelli di costo chilometrico dieci volte inferiori rispetto a un veicolo equivalente (city car) di normale produzione a benzina. Un’auto adatta alla mobilità urbana individuale e condivisa (car sharing e van sharing) da parte di un’utenza estesa (es. persone anziane, diversamente abili) ed all’ambito professionale per l’accesso ad aree ristrette quali aeroporti, stazioni ed ospedali, località turistiche, che ricerca la migliore soluzione nell’impiego combinato di fonti di energia alternativa (solare, idroelettrica, biogas, ecc.), sperimenta materiali ad elevata efficienza strutturale e totalmente riciclabili, utilizza le tecnologie innovative più rilevanti per la mobilità urbana.
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Luciano Maiani alla guida del Cnr

Dicembre 28, 2007 on 9:27 am | In Innovare, Investire, Learning, Valley | 2 Commenti

logocnr.jpgII Consiglio dei ministri ha da to il suo via libera alla nomina del fisico Luciano Maiani a presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). Maiani proviene dall’Istituto nazionale di fisica nucleare (lnfn) - di cui è stato presidente dal 1993 al 1997 -, mentre dal 1997 al 2003 è stato direttore generale del CERN (il grande laboratorio europeo di fisica delle particelle) dí Ginevra.

Prima di entrare pienamente in carica, in base alla legge attuale, che sarà presto modiflcata nelle intenzioni del ministro per l’Università e la Ricerca Mussi, è previsto un passaggio in entrambi i rami del Parlamento, anche se non vincolante.

La nomina - dopo il mandato molto contestato del suo predecessore Fabio Pistella - è stata accolta positivamente dai colleghi del Cnr. «Valorizzazione della ricerca del Cnr e della rete degli istituti, potenziamento di discipline portanti per la scienza moderna, quali biologia, scienze della vita, informatica e la fisica» le parole d’ordine con cui Maiani si appresta al nuovo incarico.

Lo scienziato era uno dei tre candidati (gli altri due erano il docente universitario Riccardo Cortese ed il rettore del Politecnico di Torino Francesco Profumo) che Mussi aveva portato all’attenzione del tavolo di Palazzo Chigi per la scelta finale. «La nomina di Maiani - ha detto il ministro - servirà a valorizzare il Cnr
che versa da tempo in condizioni di conflitto e incertezza>); Mussi ha ricordato di aver usato, senza essere obbligato dalla legge, i comitati di ricerca che hanno presentato una terna di nomi: in questo modo è stato sottratto alla politica il «potere unilaterale»
di scelta.

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La Cittadella dei geni convince anche la Pirelli

Ottobre 16, 2007 on 3:04 pm | In Bit e Chip, Creare, Innovare, Investire | Nessun commento

Giovanna Favro su Lastampa.it

Telecom, Magneti Marelli, e due leader nel ramo informatico, Reply e Oracle. Sono fra le aziende che corteggiano il Politecnico per aprire un centro di ricerca nella Cittadella, che già ospiterà nel 2008 General Motors e marchi come Microsoft, Indesit, Jac, Vishay o Metecno. Il rettore Francesco Profumo ne ha parlato ieri all’inaugurazione dell’anno accademico dell’ateneo, suggello della sfilza di successi conseguiti in un anno davvero d’oro. Ospite d’onore è stato il ministro dell’Università Fabio Mussi, davanti a un parterre d’eccezione: con Luca Cordero di Montezemolo, volti noti come Giancarlo Caselli, Marcello Maddalena, il sindaco, Mercedes Bresso, e il Nobel Alan Heeger, insignito di una laurea ad honorem. Era in prima fila pure Marco Tronchetti Provera con l’ad di Pirelli Tyre, Francesco Gori: hanno firmato con Profumo un accordo di ricerca quinquennale in vista del nuovo stabilimento Pirelli a Settimo. «Vi investiremo 150 milioni e sarà il più avanzato del mondo - ha detto Tronchetti Provera -. Collaboreremo con l’ateneo su pneumatici intelligenti, sistemi robotizzati e metodi di produzione».

Mussi ha elogiato il Poli, «pezzo forte delle università italiane: ha ad esempio il 10% di studenti stranieri. Sarei già contento se gli altri arrivassero a metà: la media è il 2%». Al rettore che ha chiesto meritocrazia e più risorse, specie ai migliori, ha promesso «una svolta: oltre all’agenzia di valutazione, 630 milioni in più per gli atenei quest’anno, 1,2 miliardi in 3 anni, e il 5% del Ffo (350 milioni) in base al merito». Il Poli intensifica le partnership industriali, e Mussi nota: «A chi teme che le imprese s’impossessino dell’università, rispondo: magari! Siamo dell’80% sotto le medie Ue per fondi privati». E, sulla fuga di cervelli: «Gli stipendi sono intollerabilmente bassi».

Se Mussi fuori dalla sala è stato fischiato dal Fuan e accolto da striscioni delle Rsu, nell’aula magna Profumo ha sciorinato risultati brillanti: 1300 nuovi posti per ricercatori, mentre gli studenti salgono a 27 mila; valgono 16 milioni i 604 contratti in atto con le aziende, e sono giunte 930 candidature da 69 Paesi per 150 incarichi di visiting professor; 8 centri di ricerca industriali apriranno nel 2008, scelti fra 89 candidati. Se per la prima volta ha parlato alla cerimonia oltre al rappresentante degli studenti italiani Marco Bertazzi, un esponente dei 2 mila stranieri, Pauline Monkam, prima di cedere la parola all’assessore regionale Bairati, Profumo ha parlato della fame di spazi (30 mila mq) per nuovi research center e ha ragionato di sfide future, con parole d’ordine competizione, autonomia, meritocrazia, e «5E»: etica, economia, energia, environment, Europa. «Due anni fa la sfida fu offrirci come motore della riappropriazione dell’orgoglio tecnologico della regione. Dopo il 2006, anno dell’internazionalizzazione, oggi per noi la sfida sono le tecnologie per nuove fonti energetiche, che produrranno un’accelerazione dei tassi di progresso senza precedenti».

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Richard Stallman “Bill Gates ci ruba la libertà

Giugno 13, 2007 on 10:58 am | In Creare, Innovare, Valley | Nessun commento

Anna Masera su Lastampa.it

All’appuntamento faccia-a-faccia con Francesco Profumo, il rettore del Politecnico di Torino, si presenta così Richard Stallman, classe 1953, laurea in fisica a Harvard nel ‘74. Ma tutti lo perdonano: è il fondatore del movimento del software libero e colui che ha coniato il termine «copyleft» (l’opposto di copyright, ma anche un invito a schierarsi a sinistra e a copiare, insomma del tutto politicamente scorretto). Un guru che del guru ha tutta l’iconografia: un cervello fino e due occhi azzurri penetranti immersi in un corpulento hippy capellone con barbona incolta e pancetta (perché gli piace la buona tavola e nei suoi innumerevoli hobby non è prevista l’attività fisica), che viaggia per il mondo con i sandali ai piedi (quando li mette) a predicare contro Microsoft, leader mondiale del software proprietario, «impero del male». Già che c’è, partecipa alle manifestazioni di protesta contro George Bush, che vorrebbe vedere arrestato per crimini contro l’umanità. Ha appena concluso un’importante visita pastorale in Italia, seguito da uno stuolo di adepti che gli portano le valige, lo ospitano a casa loro e lo sostengono via Internet. Dopo l’audizione alla Camera della settimana scorsa è stato lunedì sera a Torino ospite del Politecnico, dove in un incontro con Profumo ha fatto impegnare pubblicamente il rettore a rivedere l’accordo che le istituzioni hanno firmato con Microsoft per sviluppare ricerca e innovazione all’Università, in nome della trasparenza e della libertà.

C’è motivo di essere preoccupati per il protocollo firmato dal governo italiano con Microsoft?
«Sì. Nessuna azienda privata, men che meno quella che ha fatto ricco Bill Gates, ha mai fatto nulla per nulla. Quel protocollo autorizza tutte le altre piccole e grandi istituzioni pubbliche a non cercare altre strade. Non è un caso che anche la Regione Piemonte abbia siglato un’intesa, da cui è partito il progetto per il centro di innovazione sulle tecnologie embedded, quindi i software, al Politecnico di Torino. Il Centro sarà realizzato sul modello di quelli già attivi negli altri paesi».

E, fin qui, nulla di male…
«Ma se il software è di Microsoft, non è libero. L’essere libero da limitazioni è un concetto centrale, indipendentemente dal fatto che per il suo uso sia richiesto un pagamento: è un software che può essere utilizzato, copiato, studiato, modificato e ri-distribuito senza restrizioni. Altrimenti, gli sviluppatori hanno troppo potere sugli utenti e questa è un’ingiustizia. La libertà è vitale per la società: è un valore morale, e non semplicemente utile per il miglioramento dei programmi informatici».

È stato istituito un Tavolo di monitoraggio. E Microsoft ha promesso che non ci saranno blindature proprietarie: tutte le aziende informatiche, a prescindere dal loro modello di business e di sviluppo (commerciale o open source), potranno collaborare.
«Già ma a fare cosa? A sviluppare Windows Embedded CE, dichiaratamente la principale tecnologia di riferimento, che è di Microsoft. I cittadini attivi faranno bene a vigilare sulle promesse».

Libertà obbligatoria? C’è chi l’accusa di essere ideologico. Non è in contraddizione quando propone l’introduzione obbligatoria del software libero?
«La libertà è un bene pubblico che va difeso. Le pubbliche amministrazioni con il software libero assicurerebbero la loro totale indipendenza e maggiore libertà per i cittadini. Per questo credo che debba essere obbligatorio nei servizi pubblici e nelle scuole».

Cosa ne pensa dei brevetti sul software? In Europa sono stati bocciati, ma negli Usa ci sono e si dice che sia uno dei motivi per cui noi siamo meno competitivi degli americani.
«Brevettare programmi, cioè idee, è come brevettare una sinfonia: se fosse stato possibile, Beethoven non avrebbe potuto comporre le sue musiche. Negli Stati Uniti è in atto una politica contro la libera circolazione delle idee, ma siamo in tanti a opporci. Non siamo tutti uguali, noi americani, così come non lo siete voi europei, e nemmeno voi italiani».

I promotori della petizione italiana per liberalizzare il software per personal computer in corso da pochi giorni su www.liberasw.org sono suoi amici?
«Sì. Sta già raccogliendo migliaia di firme, per permettere ai consumatori di acquistare pc rifiutando la licenza d’uso del sistema operativo e delle sue applicazioni (quindi al 90 per cento dei programmi Microsoft)».

Certo che vi siete proprio accaniti, contro Bill Gates & C. Eppure fanno di tutto, per migliorare la loro immagine: persino una fondazione di beneficienza.
«Sono sempre pronto a far pace, se modificano il loro comportamento. Non sono mica i soli colpevoli: anche la Apple utilizza software proprietario. Persino Google, nonostante la dichiarazione di intenti (“I shall do no evil”) di essere buona».

Ok. Poniamo che noi semplici utenti, che di informatica capiamo poco e vogliamo solo computer facili da usare, vogliamo sottrarre il controllo del software alle grandi corporazioni: che cosa ci suggerisce di fare?
«Informarsi, non bere la pubblicità. È la più grande questione politica dei nostri giorni. Come mettere fine all’impero delle mega-corporazioni e ritornare alla democrazia? Se lo sapessi sarei il salvatore dell’umanità».

AL POLITECNICO DI TORINO
Profumo si impegna «Saremo trasparenti»
«Si chiama Mic (Microsoft Innovation Center) il centro di ricerca e formazione che il Politecnico di Torino sta costruendo con Microsoft Italia e co-finanziato dal Miur e il Ministero per l’Innovazione, ma l’impegno è di far convivere software libero e software proprietario». Il rettore del Politecnico di Torino Francesco Profumo risponde alla provocazione di Richard Stallman e sottolinea l’importanza di offrire un modello di cooperazione in cui convivano tecnologie proprietarie e non: «L’università deve essere punto di incontro fra modelli diversi, garantisco che - visto peraltro che ci sono finanziamenti governativi - sarà fatto tutto in modo trasparente e pubblico». Nei laboratori da settembre sono previste 30 postazioni di lavoro per la ricerca delle aziende del territorio interessate a innovare.

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Sette aziende promosse al MIT del Politecnico

Maggio 7, 2007 on 5:35 pm | In Creare, Fare Impresa, Innovare, Investire, Valley | Nessun commento

Giovanni Favro dalla Stampa del 6 maggio

Il Politecnico ha scelto i suoi «magnifici sette». Tanti sono i gruppi industriali selezionati dall’ateneo fra i 29 che da mezzo mondo, dopo aver letto il bando sul Financial Times, hanno presentato domanda per insediare i loro centri di ricerca nella Cittadella del Poli, per poter lavorare a stretto contatto con i suoi scienziati e laboratori. Fra le prescelte che sbarcheranno con i loro migliori cervelli in corso Duca degli Abruzzi 24, ci sono autentici colossi. Microsoft, e altri numeri uno al mondo nei loro settori, come la Vishay, la cinese Huawei e l’italiana Metecno. Se sette, e non di più, sono i marchi, è perché il Poli non ha per ora spazi per ospitarne altri nel campus (fuori dal quale le industrie non vogliono collocarsi). Come spiega il rettore Francesco Profumo, «per i 22 esclusi, scrematura degli 85 fattisi avanti in prima battuta, ho creato una lista d’attesa».

I sette, alcuni dei quali sbarcano con i loro ricercatori per la prima volta non solo a Torino, ma in Italia, sono stati scelti badando a più fattori, «dalla qualità delle imprese alle loro prospettive di sviluppo, alla nostra necessità di variare i settori, per lo sviluppo armonico dei segmenti dell’ateneo». S’insedieranno «entro uno o due mesi» nelle ex Fucine Ogr, in 4 mila mq del «Business and Research Center», che ospiterà anche la nuova sede dell’Incubatore di imprese innovative. Qui ha già ha trovato casa anche il primo polo di venture capital italiano: 11 fondi che gestiscono un miliardo di euro.

Il modello, molto in piccolo, è quello del Massachusetts Institute of Technology, dove convivono campus universitari e industriali. Sempre in piccolo, è l’idea applicata da Profumo con General Motors, che insedierà al Poli il suo centro di ricerca mondiale sui diesel. Con l’arrivo dei 7, i vantaggi saranno, oltre ai contratti di ricerca pagata al Poli, più d’uno. «Siamo soddisfatti di questo ennesimo riconoscimento alla nostra qualità scientifica. I ricercatori aziendali saliranno nel campus a 1300, sommando i 650 di General Motors, i 500 delle 80 aziende dell’Incubatore e i 7 centri, in ciascuno dei quali lavorerà una ventina di persone. Oltre ad offrire lavoro ai nostri dottori di ricerca, sarà occasione di internazionalizzazione e crescita per l’ateneo e per la città».

Le prescelte: Chi sono e cosa fanno
Asja Ambiente: torinese, opera nelle tecnologie per produrre energia da fonti rinnovabili.
Huawei Technologies: cinese, leader mondiale per i dispositivi di telecomunicazione.
Intelligence Focus: è spin-off del Poli, opera nella security informatica.
Jac Automotive: cinese, produce veicoli commerciali leggeri.
Microsoft Corporation:
è il colosso informatico creato da Bill Gates.
Metecno Group: milanese, opera nell’edilizia, è il più grande produttore al mondo di pannelli coibentati.
Vishay Semiconductors: leader mondiale nella componentistica di potenza, tra le più grandi fabbriche di semiconduttori del pianeta.

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Bill Gates chiama Torino

Agosto 16, 2006 on 9:59 am | In Bit e Chip, Investire, Valley | Nessun commento

via La Stampaweb del 15/8/2006 di Giovanna Favro

Arriva Bill Gates. Il colosso dell’informatica made in Usa potrebbe aprire a Torino un grande polo di sviluppo tecnologico. L’amministratore delegato di Microsoft Italia, Marco Comastri, conferma: «Sì. Ci stiamo pensando. Con Torino ci sono già stati diversi contatti. Vorremmo e potremmo varare un centro di ricerca d’eccellenza Microsoft al Politecnico. Bisogna vedere se si realizzeranno alcune condizioni». In pratica, il Politecnico è sì in cima ai pensieri di Microsoft, ma si sono già fatte avanti anche altre candidature: il top manager non rivela quali, ma ammette che è in corso un pour parler con importanti università di altre regioni. Per la multinazionale, l’importante è che non si perda tempo. Se il matrimonio si farà, tutto dovrà concludersi entro un tempo massimo di 12 mesi. «Diversamente per noi purtroppo sarebbe troppo tardi», taglia corto Comastri. Se il patto non muoverà a breve i primi passi concreti, l’occasione sfumerà, e Microsoft si rivolgerà altrove.

Il rettore del Poli, Francesco Profumo, il giorno della sua intronizzazione sul soglio di «magnifico» di corso Duca degli Abruzzi, nel giugno 2005, aveva promesso di impegnarsi per realizzare nell’area del raddoppio dei campus aziendali, ovvero poli scientifici congiunti fra imprese innovative e ateneo. Non aveva fatto mistero di puntare a bersagli grossi: non a microaziende promettenti, ma colossi, a cominciare da Ibm, e, appunto, Microsoft.

Il progetto di Profumo non è rimasto sulla carta, visto che ha già incontrato Comastri un paio di volte, e adesso si prepara a ricevere, a metà settembre, una pattuglia di inviati di Bill Gates che verranno al Poli da New York: «Una cosa come quella che abbiamo in mente - chiarisce Profumo - non può certo nascere senza l’intervento della casa madre newyorkese. Occorre anche un passaggio in Inghilterra, dove ci sono i responsabili Microsoft della ricerca per l’Europa».

Sarebbe un grande successo per il Politecnico, ma anche per tutto il territorio, che guadagnò proprio grazie alla presenza del Poli l’insediamento del centro di ricerche di Motorola. La scelta di Torino sarebbe significativa anche perché - secondo il rettore - in fatto di ricerca di solito Microsoft ha un interesse molto relativo verso paesi come l’Italia, importanti invece come mercato: i poli di studio e sviluppo tecnologico più forti della multinazionale si trovano, oltre che a New York, in grandissimi paesi come la Cina, e dotati di distretti fortissimi per l’Ict, (information and communication technologies), come l’India con Calcutta e Bangalore.

Tuttavia la Microsoft vorrebbe riallacciare contatti con alcune università europee d’eccellenza. Non per caso lo scorso anno è partito un primo centro di studi all’Università di Trento, mirato all’informatica applicata ai sistemi biologici: un centro nato con il 60% di investimenti del Governo e della Provincia di Trento, e il 40% di Microsoft. Tra le condizioni necessarie, per quanto non sufficienti, perché si realizzi il «research centre» targato Bill Gates al Politecnico, c’è quindi, conferma Comastri, anche la cooperazione concreta degli enti locali: «Senza l’attività della provincia di Trento, in quella università non avremmo fatto sorgere alcunché», conferma l’ad di Microsoft Italia.

Saitta, Bresso e Chiamparino sono avvisati. Anche perché, se Torino partisse, avrebbe dimesioni e ricadute superiori a quelle trentine. Molto dipenderà comunque anche dal primo colloquio fra il rettore e i newyorkesi. Se la scelta cadesse su Torino sarebbe grazie alla forza del Poli, ma anche in virtù di altri fattori. Per il top manager, tra i punti d’attrazione di Torino c’è innanzitutto la sua fertilità industriale: «Non penso solo a Fiat - aggiunge Comastri.- Siamo molto impegnati per lo sviluppo dell’innovazione nelle piccole e medie imprese, su cui l’antenna di Microsoft e Politecnico potrebbe irradiare competenze tecnologiche». E poi c’è un distretto Ict, che consentirebbe di triangolare con Torino Wireless o Tilab.

Il timer è partito.

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